Dipiazza “bacchettato” sul caso Coop Operaie

Il presidente del Tribunale Reinotti sulle affermazioni del sindaco in Consiglio: «Procedura concorsuale del tutto giustificata. Il passivo superava i 149 milioni»
Lasorte Trieste 24/10/14 - Via Caboto, Centro Direzionale, Centro Logistico COOP, Cooperative Operaie
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La procedura concorsuale attivata per le Coop Operaie è «del tutto giustificata». Con un gesto che di rado si verifica, il presidente del Tribunale di Trieste Pier Valerio Reinotti interviene attraverso un comunicato stampa sulla questione. E lo fa per rispondere alle posizioni espresse dal sindaco Roberto Dipiazza in una seduta del Consiglio comunale di metà novembre.


In quell’occasione il primo cittadino aveva manifestato perplessità sulla messa in disarmo delle Cooperative Operaie, osservando che una società che restituisce i crediti ai soci non può considerarsi fallita. Una presa di posizione che aveva portato il capogruppo del M5S Paolo Menis a presentare un esposto in Procura. Gesto che aveva fatto perdere le staffe a Dipiazza. Il sindaco fa sapere di voler leggere con attenzione le osservazioni di Reinotti per rispondere poi nel merito.


Veniamo quindi alla lettera del magistrato. Con le osservazioni del sindaco, scrive, «si è prospettato che la procedura concorsuale cui le Coop Operaie sono state sottoposte – non ne è mai stato dichiarato il fallimento – sarebbe stata ingiustificata». Reinotti precisa quindi che a seguito dell’istanza di fallimento presentata dalla Procura nell’ottobre 2014, «che aveva rilevato gravi irregolarità nella gestione amministrativa della società», il Tribunale ha nominato un amministratore giudiziario nella persona dell’avvocato Maurizio Consoli. Dalla prima relazione di Consoli, dieci giorni dopo, «emergeva che la società, nei cinque anni precedenti, aveva accumulato senza soluzione di continuità gravi perdite finanziarie»: 7,848 milioni nel 2013, 6,908 milioni nel 2012, 4,492 milioni nel 2011, 3,051 milioni nel 2010, 5,508 milioni nel 2009 e, nell’ultimo esercizio, una perdita stimabile in 9,7 milioni di euro.


Prosegue ancora Reinotti: «La società, nel corso dell’ultimo esercizio, aveva dovuto subire costanti depauperamenti del patrimonio sociale a seguito dei prelevamenti da parte dei soci e ciò in misura sempre più crescente nell’arco dell’ultimo anno».


Il presidente del Tribunale ricorda poi che all’atto della presentazione dell’istanza di fallimento, la società in questione presentava un bilancio che annoverava debiti scaduti e non pagati verso fornitori per oltre 11 milioni di euro.


Reinotti spiega come nell’autunno 2014 Consoli avesse rilevato di non aver riscontrato «nel frattempo alcun piano di risanamento da parte dei precedenti amministratori per superare lo stato di crisi della società cooperativa». Il comunicato prosegue sottolineando che all’apertura della procedura di concordato preventivo (nel marzo del 2015) da parte del Tribunale, il passivo superava i 149 milioni di euro, ed era «costituito prevalentemente da debiti verso soci prestatori per oltre 103 milioni di euro».


Commenta Reinotti: «Alla stregua del quadro sopra delineato l’apertura di una procedura concorsuale era ed è del tutto giustificata». Il presidente del Tribunale conclude la sua lettera ricordando che una parte consistente dei crediti dei soci prestatori è stata recuperata «solamente a seguito dell’intervento dell’istituto assicuratore», senza il quale una percentuale significativa di creditori sarebbe rimasta a bocca asciutta.


Conclude Reinotti: «Il recupero di liquidità è avvenuto inoltre attraverso la vendita del patrimonio aziendale cui, si deve presumere, si sarebbe pervenuti necessariamente anche come conseguenza di singole procedure esecutive che non avrebbero sortito risultati più favorevoli rispetto a quelli ottenuti dall’amministrazione giudiziaria che peraltro ha consentito di conservare il posto di lavoro pressoché a tutti i 652 dipendenti». Ora la palla passa al sindaco.


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