Divise e tute gialle per l’addio a Bassin

Al funerale del guardiafuochi morto in porto i colleghi hanno indossato gli abiti da lavoro. Tre ore di stop per lutto nello scalo  
Lasorte Trieste 12/10/19 - Cimitero, Funerali di Roberto Bassin, Guardia Fuochi Morto in Porto
Lasorte Trieste 12/10/19 - Cimitero, Funerali di Roberto Bassin, Guardia Fuochi Morto in Porto



Momenti di grande commozione ieri mattina, al cimitero di Sant’Anna, in occasione del funerale di Roberto Bassin, il guardiafuochi triestino di 46 anni, coinvolto due settimane fa in un incidente mortale avvenuto mentre lavorava in porto. Attorno alla bara infatti si sono voluti stringere, accanto ai familiari, moltissimi colleghi, in particolare quelli della Cooperativa Servizi portuali - Coosp, di cui Bassin era dipendente, tutti indossando la divisa da lavoro. Ma decine di lavoratori del porto hanno voluto assistere alla cerimonia funebre, alla quale hanno partecipato anche Lars Hoffmann, vice presidente e responsabile per il Mediterraneo della Dfds, società armatrice delle navi e proprietaria della maggioranza della Samer Seaports and terminals, titolare del terminal dove il guardiafuochi ha perso la vita, Jens Nielsen Peder, amministratore delegato della stessa azienda, ed Enrico Samer, oggi socio di minoranza. Il tutto, mentre per tre ore, sempre ieri mattina, tutte le attività dello scalo triestino si sono fermate, in segno di lutto.

A rappresentare l’Autorità portuale in cimitero è intervenuto il segretario generale, Mario Sommariva. «Il modo migliore per testimoniare la nostra solidarietà alla famiglia e ai colleghi - ha detto - è quello di impegnarci sempre di più per migliorare i sistemi di sicurezza, le tutele e le garanzie per i lavoratori. In questi frangenti più delle parole, comunque importanti, servono i fatti e noi agiremo proprio con il nostro comportamento». L’Autorità portuale ha anche aperto un conto corrente sul quale potranno affluire i versamenti di tutti coloro che vorranno, con un gesto tangibile, dare un sostegno alla famiglia di Bassin.

«Questa morte - ha sottolineato don Francesco Bigatti, che ha celebrato la funzione nella cappella del cimitero ed è consulente della Commissione diocesana per i Problemi sociali, il Lavoro, la Giustizia e la Pace “Caritas in veritatae” - deve farci riflettere tutti sulla necessità di tenere sempre alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Dietro ogni lavoratore c’è la sua storia, con i suoi affetti e la sua famiglia».

Bassin aveva perso la vita mentre stava operando a bordo della nave turca “Ephesus”, attraccata al terminal Samer, in riva Traiana. A schiacciarlo era stato un semirimorchio in manovra. Sul caso la Procura ha aperto un’inchiesta, che terrà conto soprattutto dei rilievi effettuati subito dopo l’incidente dalla Polizia del mare, dalla Capitaneria di porto, dalla Scientifica e dagli ispettori dell’Azienda sanitaria. Mentre la nave turca era ripartita regolarmente, dopo l’incidente, è invece tuttora sotto sequestro il mezzo che ha provocato la morte del guardiafuochi. —



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