Don Marega, un missionario che avvicinò Italia e Giappone

Figura poco nota in patria, tradusse alcuni importanti testi della cultura nipponica Mossa e Gorizia lo ricordano nel novantesimo anniversario della sua missione



Davvero per parlare di don Mario Marega vien da pensare le parole che don Abbondio usa per Carneade: “Chi era costui?”. Ma a ricordare e valorizzare la figura e il lavoro del missionario goriziano ci penseranno comunque due iniziative: la primo a Gorizia, a Palazzo De Grazia, giovedì 5 settembre, la seconda a Mossa, nella chiesa parrocchiale Sant’Andrea Apostolo e nella sala Don Giovanni Bosco, due giorni dopo.

Don Mario nacque, nel 1902, su quello che oggi è il confine tra Mossa e Lucinico e all’esterno della sua prima casa, in via Udine 198, sabato prossimo, alle 17, verrà collocata una targa in italiano e in giapponese. Perché in giapponese? Perché la storia del sacerdote, battezzato a Mossa e perciò ascritto al comune, si lega indissolubilmente a quella del Sol Levante. Iniziava infatti, alla fine del 1929, il soggiorno in Giappone del missionario appartenente all’ordine dei salesiani: le due giornate si collocano quindi nel 90mo anniversario del principio della sua avventura. Don Marega, tuttavia, in Giappone non fu “soltanto” un missionario, fu un infaticabile uomo di cultura, ponte tra quella italiana e quella nipponica.

La lingua l’aveva imparata con facilità e in tempi record e dal giapponese tradusse alcuni tra i suoi principali monumenti letterari, pubblicati da Benedetto Croce per i tipi della sua casa editrice, la Laterza: il Kojiki (1938) ed il Chushingura (1948). Il Giappone l’aveva approfondito quando in Italia, e non solo, era ignoto o quasi. In terra nipponica rimase poi ininterrottamente fino al 1974, praticando un’indefessa attività apostolica ed educativa, integrata, grazie all’intuito dei superiori, da una proficua vocazione agli studi storici, dedita, in particolare, all’indagine sulle origini del cristianesimo nel lontano paese orientale ma anche alla mediazione culturale. Raccolse inoltre una notevole quantità di documenti e libri antichi giapponesi, custoditi a Roma nelle collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Pontificia Università Salesiana. Ora tocca a noi scoprire, o meglio, conoscere lui. Perché «Don Marega è un riferimento imprescindibile per chiunque voglia addentrarsi nella cultura giapponese», ha affermato ieri, nel municipio di Gorizia, Marco Plesnicar, ideatore dell’iniziativa, che vede impegnati i Comuni di Gorizia e di Mossa, l’Erpac, l’Archivio di Stato cittadino (di cui Plesnicar è direttore), Voce Isontina, le parrocchie di Sant’Andrea Apostolo a Mossa e San Giorgio Martire a Lucinico e la Biblioteca pubblica del seminario teologico centrale di Gorizia.

Più nel dettaglio, il 5 settembre, dalle 18, l’appuntamento su don Marega a Palazzo De Grazia vedrà impegnati Silvio Vita, docente alla Kyoto University of Foreign Studies e all’Italian School of East Asian Studies, la pianista Hiromi Arai per qualche momento musicale e, per portare qualche testimonianza, lo storico Sergio Tavano e Giovanni Medeot, ingegnere e nipote di don Mario. Inoltre, nell’occasione sarà anche proiettato un documentario sul salesiano alla presenza del regista Kido Koichi. Due giorni dopo, invece, a Mossa, a seguire una messa cantata in suffragio di don Mario nella chiesa parrocchiale e nella sala don Giovanni Bosco, per ricordarlo, interverranno Ryo Yugami, docente alla Gakushuin University di Tokyo, Yuji Otsu dell’Oita Prefecture Ancient Sages Historical Archives e, nuovamente, Silvio Vita. E sarà così tirato «un sottilissimo filo di seta - così l’ha definito Plesnicar - a unire, anche se solo per qualche giorno, Gorizia, Mossa e il paese del Sol Levante, nel nome di don Mario».

Oltre al direttore dell’Archivio di Stato cittadino, ieri, nel municipio del capoluogo isontino per il Comune di Gorizia sono intervenuti il sindaco e l’assessore alla Cultura, Rodolfo Ziberna e Fabrizio Oreti, e per il Comune di Mossa il sindaco Emanuela Russian. Ancora, hanno preso la parola Mauro Ungaro, direttore di Voce Isontina, Renzo Medeossi, della Cassa Rurale del Friuli Venezia Giulia, e Ivan Portelli, presidente dell’Istituto di Storia sociale e religiosa di Gorizia, promotore degli appuntamenti assieme al Research Institutes for the Humanities (di varie località del Giappone) e alla Scuola italiana di Studi sull’Asia Orientale (Kyoto). —



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