Doppio voto “negato” La rivolta degli italiani

Radin contesta apertamente la sentenza della Suprema Corte di Zagabria che ha cancellato la possibilità alle minoranze di indicare i due rappresentanti
Lasorte Trieste 21/09/10 - Zagabria, Croazia, Parlamento Croato, Sabor
Lasorte Trieste 21/09/10 - Zagabria, Croazia, Parlamento Croato, Sabor

ZAGABRIA. «È stato un verdetto politico e non giuridico, con la Corte costituzionale croata che ha umiliato i deputati parlamentari e dunque anche il popolo che li ha eletti». Non le ha mandate a dire ai giudici costituzionali il presidente della Commissione parlamentare per le minoranze nazionali, Furio Radin, che nella seduta di ieri del suo organismo ha criticato con toni duri la Consulta per avere a fine luglio cassato alcune importantissime norme della legge costituzionale per i diritti delle comunità nazionali minoritarie. Si è trattato degli articoli che contemplavano il diritto al doppio voto per le cosiddette piccole minoranze (tra cui quella italiana) e il diritto a un minimo di 3 seggi parlamentari per la minoranza serba. In poche parole, se il parlamento non deciderà diversamente nelle prossime settimane (le elezioni politiche sono in programma il 4 dicembre), gli aventi diritto delle minoranze nazionali – il cui numero non supera l’ 1,5 per cento della popolazione complessiva in Croazia – dovranno decidere se votare il proprio candidato minoritario (voto etnico) oppure cerchiare il nome di un partito o di liste indipendenti (voto politico). Entrambi i voti non saranno possibili, secondo quanto decretato dai giudici della Consulta, sentenza che ha profondamente ferito e anche offeso gli italiani di Istria, Quarnero, Dalmazia e Slavonia.

«La Corte costituzionale – ha osservato Radin, deputato e presidente dell’Unione Italiana – ha voluto porsi al di sopra del parlamento croato, il Sabor. Appare chiaro come i giudici abbiano voluto ingraziarsi taluni schieramenti partitici, maldisposti verso le minoranze etniche. Hanno commesso inoltre un errore grossolano, madornale, abrogando regole elettorali a quattro mesi dal voto. Invece la competente normativa vieta ritocchi a meno di dodici mesi dall’appuntamento con le urne». Contrari a quanto sostenuto da Radin due esperti in materia giuridico – costituzionale, Zvonimir Lauc e Robert Podolnjak, che nel corso della riunione hanno rilevato come la politica si senta sempre intoccabile, aggiungendo che la Consulta può cambiare le leggi in qualsiasi momento se ritiene non siano in armonia con i dettami costituzionali. Non si è fatta attendere la reazione di Radin, che ha parlato di offesa al Sabor e ai suoi deputati. «Quando si parla di questioni minoritarie - ha detto - allora gli esperti sono compatti. Lo sarebbero molto meno se si trattasse di argomenti riguardanti la maggioranza croata». Il membro esterno della commissione, la dietina fiumana Dorotea Pesic Bukovac, si è detta d’accordo con quanto asserito da Radin, chiedendo nuovi criteri nella scelta dei giudici costituzionali, alcuni dei quali sono ex attivisti partitici. Infine la commissione – astenuti gli accadizetiani – ha votato la conclusione con cui si chiede al Sabor di soffermarsi in seduta plenaria sulla scottante problematica del diritto di voto per le minoranze nazionali.

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