Durante la partita di calcio picchiarano un carabiniere: dieci avversari a giudizio

Il militare fu aggredito due anni fa al torneo Tergestino durante una scoppiata per un fallo di gioco: vertebra rotta A processo avversari e tifosi: prima udienza a settembre

 

Maria Elena Pattaro
Un campo di calcio a 7 in un'immagine d'archivio
Un campo di calcio a 7 in un'immagine d'archivio

Dal campo di calcio alle aule del tribunale per quella partita finita in pestaggio. Sono stati rinviati tutti a giudizio i dieci imputati di nazionalità kosovara accusati di aver picchiato un giocatore avversario, carabiniere, durante il torneo Tergestino di calcio a sette del 2024. Così ha deciso martedì il gup Marco Casavecchia, accogliendo la richiesta della Procura. Gli imputati devono rispondere di lesioni personali aggravate. Nessuno di loro ha scelto riti alternativi, confidando di ridimensionare o confutare il proprio coinvolgimento nel corso dell’istruttoria dibattimentale. Sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Giuliano Marin, Francesca Pietrantoni e Andrea Speranza. Il processo inizierà a fine settembre dinanzi al giudice Alessio Tassan.

Il militare dell’Arma (che si è costituito parte civile con l’avvocata Mariapia Maier) era finito all’ospedale con un vertebra rotta ed era stato dimesso con 40 giorni di prognosi. Il carabiniere, che vestiva la maglia dell’Ottica Buffa, era stato picchiato per un fallo di gioco da un gruppo di giocatori e tifosi della squadra rivale, l’Hazrolli, composta perlopiù di kosovari.

Quello andato in scena due anni fa a Montebello è stato un episodio che poco ha a che fare con lo sport. E men che meno con il clima che normalmente si respira al torneo Tergestino, nota e apprezzata manifestazione calcistica amatoriale. Stando alle ricostruzioni, la situazione era degenerata a seguito di un fallo commesso dal carabiniere al 23’ del secondo tempo ai danni di un avversario kosovaro, che aveva reagito. Il punteggio era sul 2-2. In pochi istanti lo scontro tra i due avversari si era propagato, coinvolgendo la quasi totalità dei giocatori balcanici, i loro dirigenti e alcuni facinorosi seduti sugli spalti. Il gruppo avrebbe accerchiato il giocatore, colpito con calci, pugni e sputi.

Il parapiglia era stato prontamente bloccato dagli altri presenti, ma quei pochi attimi erano bastati a spedire all’ospedale il carabiniere. In campo era intervenuta la Polizia di Stato per identificare i presenti e avviare tutti gli accertamenti del caso. La giustizia sportiva aveva riconosciuto una quota parte di responsabilità a entrambe le squadre per lo scoppio della rissa. Da qui il verdetto di una sconfitta a tavolino 0-3 per entrambe le formazioni, con una sanzione aggravata per l’Hazrolli. Era scattata inoltre la squalifica per cinque giornate a un totale di 17 giocatori delle due squadre e a tre dirigenti della compagine balcanica. Adesso è la volta del processo penale.

 

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