È duello Janša-centrosinistra: Pahor davanti a un bivio
Šarec riunisce tutti i leader della futuribile coalizione alternativa al centrodestra Il capo dello Stato intenzionato a dare l’incarico a chi ha vinto le elezioni politiche

koda 9Predsednik republike Borut Pahor se bo udelezil dogodka "1. sola sredisca MISLI SVOBODNO"; Hotel Bioterme, Mala Nedelja, LJUTOMERFoto:Nebojsa Tejic/STA
LUBIANA Chi sarà il premier incaricato di formare il nuovo governo in Slovenia? Tre settimane dopo il voto la situazione è ancora in alto mare, con il presidente della Repubblica Borut Pahor che dovrà decidere entro il 20 luglio ma che ha fretta di concludere. Tanto che agli inizi di luglio vedrà i leader dei partiti presenti in Parlamento per la prima tornata di consultazioni.
Dovrebbe toccare a Janez Janša, il presidente del Partito democratico (Sds) che ha vinto le elezioni (25 seggi), a fare il primo tentativo. Ma c’è un “ma”. Se nel corso delle consultazioni dovesse emergere una maggioranza ben definita alternativa all’ex premier e primo ministro della Difesa della Slovenia indipendente, il mandato andrebbe al leader di quella coalizione. E in effetti la coalizione alternativa sta prendendo forma grazie al lavoro di Marjan Šarec, leader dell’omonima lista (13 seggi) che nei giorni scorsi ha incontrato i responsabili di Smc (10 seggi, è il partito del premier uscente), Sd (10 seggi), Sab (5 seggi, è il partito dell’ex premier Alenka Bratušek), Desus (5 seggi) e Nuova slovenia (Nsi, 7 seggi).
Non si è parlato di programmi, a detta di Šarec, ma di metodologie operative per preparare una piattaforma di governo comune. «È chiaro - ha detto il sindaco di Kamnik - che se si vorrà raggiungere un risultato molti dovranno fare piuttosto un passo indietro che in avanti». La futuribile coalizione di centrosinistra avrebbe la maggioranza in Parlamento (90 seggi di cui due delle minoranze) con 50 seggi. Va comunque precisato che l’alleanza sta in piedi, cioè ha i numeri per governare solamente in presenza di Nsi, partito cattolico di centro storicamente alleato con la Sds di Janša. A portarla in gioco è stato lo stesso Šarec che vanta ottimi risultati di collaborazione proprio a livello municipale.
Ma a tirare per la giacchetta la Nsi è ovviamente anche Janša, il quale si è detto pronto a elaborare un programma in sette giorni. «Il gruppo di lavoro è già pronto - ha detto il leader della Sds - ma prima dobbiamo vedere se riusciamo a creare un gruppo di persone in grado non solo di guidare la Slovenia ma anche il Consiglio europeo», la cui presidenza di turno a breve spetterà proprio alla Slovenia.
Janša ha fin qui condotto i suoi contatti sotto traccia. «Gli unici a venire da noi per conoscere il programma e vedere quali sono gli eventuali punti di discordanza - ha detto - è stata Nsi». Ecco, dunque, che la formazione del centro cattolico sloveno ritorna in gioco, ma nell’altra squadra. I suoi sette deputati diventano preziosissimi anche se Janša, a centrodestra può contare assieme a Nsi e Sns (ultradestra) solo su 36 seggi del tutto insufficienti a determinare una maggioranza in Parlamento. Ma in politica, si sa, tutto è possibile. —
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