È lite sulla zona artigianale San Pier rischia un salasso

Il Comune, chiamato in giudizio da un’azienda insediata, potrebbe dover pagare  183 mila euro di danni. Il nodo degli espropri e delle opere di urbanizzazione



Il Comune di San Pier d’Isonzo teme di essere chiamato in giudizio da una delle aziende insediate nella zona artigianale e, soprattutto, di dover pagare 183 mila euro di danni.

Questo è quanto del resto la società ha chiesto, come risulta dai passi che l’amministrazione locale ha compiuto tra fine marzo e questi giorni per tutelare l’ente. Alle spalle c’è una vicenda ultratrentennale, che nasce, di fatto, con il fallimento di una delle società insediate nella zona artigianale e che si erano impegnate, sottoscrivendo nel 1979 una convenzione con il Comune, a realizzare le opere di urbanizzazione primaria.

Il lotto era poi stato acquistato, da fallimento, alla metà degli anni’80 e quindi la realtà subentrata non era vincolata agli obblighi già assunti e quindi a realizzare le opere. A gennaio del 1993 il Consiglio comunale quindi delibera di avviare la procedura espropriativa e di urbanizzare l’area direttamente, come poi avvenuto. Gli espropri, però, non sono mai stati portati a termine e quindi, come ricostruisce lo stesso ente locale, «è almeno dal 1993 che l’area è oggetto di un’occupazione, ipoteticamente, illegittima da parte del Comune, secondo modalità peraltro consentite all’epoca in cui si sono svolti i fatti». Passano 20 anni e nel 2013 il privato, acquirente da fallimento, ha chiesto al Comune la restituzione del terreno, oltre al risarcimento del danno, o, in alternativa, l’acquisizione coattiva da parte dell’ente. La domanda viene riproposta nel 2016 e a quel punto l’amministrazione, dopo aver contattato il privato, incarica un legale esperto in diritto amministrativo di stendere un parere “pro veritate” il cui esito, però, a causa anche dell’oscillazione della giurisprudenza in materia, è incerto.

L’amministrazione cerca quindi nuovamente di raggiungere un accordo, senza riuscirci, perché, sostiene, «il privato è poco disponibile a ridurre le proprie pretese». Nonostante anche l’azienda abbia, per l’ente locale, «tratto vantaggio dalla realizzazione da parte del Comune di due tronchi di viabilità per zona artigianale». L’amministrazione sottolinea quindi di aver manifestato più volte la volontà di non accogliere pretese ritenute eccessive e «in contrasto con gli interessi della comunità amministrata». Il privato, dal canto suo, sembra aver perso la pazienza e a inizio marzo ha richiesto al Comune un accesso agli atti relativi alla vicenda, effettuandolo poi il 3 maggio. Per l’ente la mossa della società è sembrata preludere all’avvio di una causa e quindi in questi giorni il Comune ha proceduto ad affidare all’avvocato Marco Morelli, avvocato cassazionista del Foro di Roma, che vanta un’ esperienza ormai quasi ventennale in materia di espropriazione per pubblica utilità, lo studio della controversia e la successiva (eventuale) assistenza in giudizio (per un ammontare complessivo di 7 mila euro, oltre il 22% di Iva, il 4% di contributi previdenziali obbligatori e 15% di spese generali).

Per l’amministrazione appare del resto fondamentale tutelare l’ente, perché l’ammontare del danno presunto è «pressoché insostenibile per il bilancio di un Comune di circa 2 mila abitanti». —



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