ENERGIA OLTRE I CAMPANILI

Possibile che in un mondo sempre più integrato nei servizi alle persone e alle aziende, e nel quale l'energia si manifesta come la più globale tra le questioni globali, ogni provincia, ogni città e paesello abbiano la propria società municipalizzata per acqua, elettricità e gas? No, il campanilismo energetico non è possibile. Ed è la ragione per guardare con il massimo favore alla proposta di creazione di un'unica società regionale. La proposta di un’unica società tra Acegas, Amga e Iris (rispettivamente Trieste-Padova, Udine e Gorizia) è stata lanciata dal sindaco del capoluogo isontino Romoli e poi fatta propria con qualche distinguo palese e molte riserve occulte dagli altri primi cittadini, dalle società stesse e soprattutto dal presidente della Regione Tondo. Che gli attori in campo la vogliano veramente, è da verificare; che siano disposti a qualche rinuncia per costruirla, e che pertanto la si riesca a realizzare in tempi brevi, è da dubitare. Ma che vada fatta quanto prima è fuori discussione.


E' davvero stridente il contrasto fra la partita mondiale che si gioca sull'energia e la dimensione lillipuziana delle nostre aziende di settore. Tra esse l'Acegas è l'unica che si sia data una proiezione internazionale, grazie allo sbarco in Borsa avvenuto una decina d'anni fa (uno dei casi di continuità virtuosa sinistra-destra che tutti fanno finta di non vedere) e alla solidità del management. Ma le alleanze strette all'Est europeo sono ancora troppo poco in un contesto mondiale che postula economie di scala molto più ampie. Almeno due ragioni rendono urgente l'integrazione delle multiservizi non solo regionali, ma dell'intero Nordest. La prima è che l'energia è troppo cara per le famiglie e per le imprese, che sostengono tariffe tra le più alte al mondo: causa d'impoverimento per le famiglie, di competitività negativa per le imprese. E tra i motivi vi è senz'altro l'inefficienza generata da una miriade di aziende locali troppo piccole per garantire servizi efficienti.


La seconda ragione è di prospettiva. L'indispensabile diversificazione delle fonti energetiche, si tratti dell'energia solare come dei rigassificatori, richiede la partecipazione degli attori locali: ma non sarà la municipalizzata di Forlimpopoli a poterlo fare, bensì un'azienda strutturata che combini il suo radicamento territoriale con una massa critica sufficiente. Perché dunque le fusioni a Nordest, astrattamente auspicate da tutti, arrancano da anni fra trattative logore, eccezion fatta per l'alleanza fra Trieste e Padova? La risposta l'ha data il sindaco Dipiazza qualche giorno fa: poltrone. Nessuno rinuncia allo scranno e tutti pretendono di menare la baracca.


Nel solo Triveneto convivono una ventina di società tra gas, luce e acqua, nonché almeno duecento posti (e prebende) nei consigli d'amministrazione. Impossibile fare un solo passo avanti se ogni municipalizzata e ogni città pretendono la medesima autonomia di prima, quando non la maggioranza nella nascitura fusione, e se ogni consigliere si avvita alla sedia difendendola alla morte. Prima o poi finirà: la forza trascinatrice della logica prima o poi s'impone. Ma affinché avvenga prima e non poi, ci vuole un salto di qualità dei sindaci e dei vertici delle aziende. Se essi, spinti in ciò da Tondo, saranno capaci di questo colpo d'ala, renderanno un servizio ai cittadini e anche a se stessi: perché a quel punto un'azienda unica regional-padovana potrà trattare con le cugine venete da posizione autorevole, e finanche le smanie di visibilità della politica troveranno soddisfazione.

Riproduzione riservata © Il Piccolo