Escavo, giallo sull’obbligo della Via

Una delegazione di Aspm, Regione e Csim vola a Roma e ottiene ”rassicurazioni” per evitare una procedura più veloce
Di Giulio Garau
Bumbaca Gorizia 17.01.2013 Expomego 2013 Presentazione - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 17.01.2013 Expomego 2013 Presentazione - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

La Valutazione di impatto ambientale statale per l’escavo del porto “s’ha da fare” costi quel che costi in barba alla legge che la escluderebbe, al rischio paralisi e alla possibile fuga degli operatori. La burocrazia prende il sopravvento sul futuro di Portorosega e da Roma, una delegazione dell’Azienda speciale porto accompagnata da alcuni dirigenti regionali e da tecnici del Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone (che ha completato lo studio della Via da sottoporre) ottiene “rassicurazioni” dal ministero dell’Ambiente sul fatto che a Monfalcone ci sarebbero “tutti i presupposti per non applicare la legge” che vale per tutti gli altri scali e che libererebbe dalla Via. Dunque si può continuare l’iter statale e vale lo studio già pronto costato 90 mila euro. Tempi di approvazione? Dopo la validazione dei faldoni, che sarebbe in corso a Milano (con costi non ipotizzabili) per l’iter a Roma al ministero potrebbe servire anche un anno.

Ma qui si apre un piccolo giallo. Al termine del vertice con un dirigente del ministero, alla Direzione Valutazioni ambientali (sezione impianti industriali) infatti la folta delegazione non avrebbe ottenuto alcun parere scritto e lo stesso dirigente avrebbe annunciato che verranno inviate successivamente le motivazioni sui «presupposti per la non applicabilità della legge». Non è stato possibile ottenere per ora informazioni più precise, ma da quanto si è capito il problema sarebbe stato sollevato per il fatto che il piano regolatore è molto vecchio (1997), non ha ottenuto il Via (all’epoca non esisteva) e c’è stato un successivo piano regolatore-variante bocciato nel 2005. Sufficienti appigli per dimostrare che è necessaria la Via statale visto che il dragaggio rappresenta una “grande infrastrutturazione”.

Ma sempre dallo stesso ministero, fonti molto qualificate, è giunta notizia che i tecnici della delegazione avrebbero fatto il possibile per “essere rassicurati in tutti i modi della necessità della Via statale” e del fatto che l’iter burocratico è obbligatorio vista la situazione. Questo nonostante un parere scritto dello stesso ministero dell’ambiente in cui, spiegando la legge esistente, si dice che «gli interventi di dragaggio, previa caratterizzazione di materiali e autorizzazione regionale, non sono assoggettabili a Via qualora gli interventi di dragaggio sono conformi al piano regolatore vigente e la cassa di colmata per il conferimento del materiale dragato è regolarmente autorizzata per ricevere i materiali e ha una capacità residua sufficiente». Dragaggi straordinari che sia il porto di Venezia che quello di Cagliari hanno realizzato senza problemi e in velocità, mentre nel piccolo scalo di Monfalcone ciò non è possibile.

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