Esuli, Vigini eletta al vertice dell’Irci

Insegnante di italiano della scuola media Dante di Trieste batte 10 a 2 professore emerito della Facoltà di Lettere dell’Università di Milano. All’Irci (Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata) succede anche questo. L’assemblea generale dei soci, tenutasi il 19 aprile, ha incoronato presidente con 10 voti Chiara Vigini che prende il posto dell’ex rettore Lucio Delcaro. Rinnovato l’intero direttivo: l’unico sopravvissuto è Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani. Lo spettro “sinistro” di Stelio Spadaro, fin troppo evocato nelle scorse settimane, non si è materializzato. A risolvere il rebus dell’Irci è stata la proposta di Lorenzo Rovis, presidente dell’Associazione Comunità istriane. L’altro candidato in corsa, il professore Giorgio Baroni (ritornato a Trieste dopo una lunga docenza milanese), ha ottenuto solo due voti. A proporlo è stata l’architetto Gianna Duda Marinelli della Società istriana di archeologia. Un solo voto (quella della fondazione dalmata) a Giuseppe Cuscito, altro professore ma dell’Università di Trieste. I vertici dell’istituzione culturale degli esuli si tinge così per la prima volta di “rosa shocking”. Anche la vicepresidenza sarà al femminile. Di prassi spetta al vicesindaco di Trieste, quindi a Fabiana Martini, che però ha già fatto sapere che indicherà Maria Masau Dan, la superdirettrice dei musei cittadini. Il motivo è chiaro: l’intenzione di portare avanti il progetto di integrazione del Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata gestito dall’Irci con le altre istituzioni cittadine. Segretario è stato nominato lo storico Raoul Pupo che prende il posto di Lorenzo Rovis. Chiara Vigini, nata a Trieste il 1 gennaio del 1960, è figlia d’arte. Il padre Arturo, assessore comunale e consigliere regionale della Democrazia cristiana (variante morotea), è stato tra i promotori della legge regionale che ha portato alla nascita dell’Irci nel 1984 e poi il primo presidente dell’istituto dal 1988 al 2000. Chiara Vigini lo conosce bene avendovi collaborato dal 1994 al 2002 persino da segretaria. «È un grande onore per me e un omaggio alla memoria di mio padre» ha dichiarato ieri mattina mentre era con una scolaresca in visita alla Foiba di Basovizza. Un buon inizio. La nuova presidente ha parole di elogio per Spadaro di cui, in una lettera al Piccolo, aveva persino appoggiato la candidatura. «Conosco poche persone oneste come lui. Forse i tempi non erano maturi per lasciare spazio a lui». Che vista l’età di Spadaro, che resta nel direttivo delegato dalla Provincia, non matureranno mai. E lui, da signore di sinistra, ricambia: «Chiara Vigini è un’ottima scelta». Non così la pensano tutti. Renzo de’ Vidovich, onorevole e presidente dei dalmati, mastica amaro. «Ha vinto la partitocrazia. Il Pd ha conquistato l’Irci. La Vigini era membro del comitato elettorale di Cosolini» tuona l’onorevole attaccando Renzo Codarin (che lascia il posto in direttivo a Livio Dorigo). Il presidente della Federazione degli esuli prima ha candidato Spadaro e poi si è rassegnato al colpo di coda moroteo della Dc (per de ’Vidovich la Balena Bianca non è mai morta). «E tutto per una poltrona di EstEnergy». Un tradimento. Pure incomprensibile visti i valori in campo. «Uno a dieci: c’era due professori universitari e abbiamo scelto un’insegnante di scuola media inferiore che si è laureata a 40 anni e la cui tesi è stata respinta dal professore Cuscito» dice impietoso de ’Vidovich. «Peccato che abbia messo al mondo tre figli» le fa da avvocato Lorenzo Rovis.
Il primo problema della nuova presidente sarà ricucire il rapporto con i volontari che attualmente garantiscono l’apertura del museo di via Torino e che hanno già fatto sapere di non volere lavorare con lei. «Per quanto sappiamo bene che il volontariato sia meritevole, esso è poco opportuno o dev’essere temporaneo» ha scritto Chiara Vigini in una lettera al Piccolo. I volontari non hanno apprezzato. E neppure capito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








