Famiglia, vive da solo quasi un triestino su due

di Furio Baldassi
Una città sempre più anziana, divisa tra una batteria di over 65 (la fascia d’età più diffusa) e con un’inquietante e non meno estesa porzione di over 75 che vivono da soli. È la fotografia di Trieste che si evince dal bilancio sociale 2010 del Comune di Trieste, presentato ieri in un’affollata sala rossa della Camera di commercio. Dati estremamente precisi e aggiornati, considerato che il documento, impostato dalla giunta precedente, stavolta è annuale e in particolare, si riferisce al 2010, mentre in precedenza era addirittura triennale. Cifre che, come si è capito dall’introduzione del sindaco Cosolini e dalla lettura più tecnica del documento da parte dell’assessore Consoli, non sono comunque solo negative. Se è vero, infatti, che l’età molto elevata di una parte ragguardevole della popolazione impone servizi all’altezza, come ha ammonito il sindaco, è anche verò che grazie all’immigrazione interna ed estera sembra essersi arrestata l’emorragia demografica, che marca una presenza percentuale degli stranieri cresciuta dal 3,83 per cento del 2000 all’8,74 per cento del dicembre 2010, risultando quasi triplicata in un decennio.
Il bilancio sociale è in pratica il rendiconto offerto dall’amministrazione comunale sulla situazione dei servizi svolti a favore della collettività e delle strategie messe in campo per compiere e raggiungere le azioni prefissate attraverso risorse umane e finanziarie. In tale contesto Consoli ha ricordato alcuni concetti che caratterizzano il documento. Per quanto concerne i nuclei familiari, è stato messo in evidenza che sono il 47% quelli formati da un solo componente, i cosiddetti monocellulari, dato riferito non soltanto ai single ma anche agli anziani, in particolare donne over 75 che vivono sole. Diminuisce invece, rispetto al 2008 e 2009, il numero dei minori e degli adulti stranieri accolti: 26 utenti registrati nel 2010, contro i 44 del 2008 e i 24 del 2009. Mentre gli adulti stranieri rifugiati sono stati 97 nel 2010, contro i 115 del 2008 e 127 del 2009.
Nella stesura del bilancio sociale sono stati considerati - ha ricordato Consoli - cinque diversi ambiti di intervento: welfare locale, ambiente e sicurezza, istruzione e cultura, territorio e azienda Comune, all’interno dei quali sono stati individuati: le strategie politiche, la dimensione economica, le risorse umane impiegate, le opere pubbliche, le strutture e le attività. «Quest’anno – ha concluso Consoli – si è aggiunta un’appendice dedicata alle pari opportunità per mettere in luce le azioni positive realizzate dall’assessorato alle Pari opportunità, dalla relativa Commissione e dai Comitati paritetici pari opportunità e mobbing».
A ricordare infine che il bilancio sociale dà vita a un vero e proprio valore aggiunto ha provveduto la curatrice prof. Mei, che partendo dalla riclassificazione dei dati elaborati dalla contabilità finanziaria per arrivare in pratica al valore economico-sociale prodotto e distribuito, quasi una sorta di Pil aziendale del Comune stesso.
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