Farmacisti in piazza a Trieste: “Contratto scaduto, vogliamo dignità professionale”

Presidio dei sindacati davanti alla sede della Regione: “Da Federfarma risposte irricevibili sul contratto”. Chiusa una farmacia su sette

Farmacisti in piazza a Trieste (Silvano)
Farmacisti in piazza a Trieste (Silvano)

“Vogliamo dignità professionale”. “Federfarma ora basta”, “L’ingiustizia sul posto di lavoro, demoralizza noi dipendenti”, “Meritiamo fatti, non (solo) bugiardini!!!”, “Zero diritti in ricetta”. Circa duecento dipendenti di farmacia arrivati a Trieste da tutto il Friuli Venezia Giulia hanno manifestato in via dell’Orologio di fronte al palazzo della Regione per chiedere a Federfarma il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro. Con i loro camici bianchi hanno fatto sentire la loro voce mostrando cartelli, sventolando bandiere e scandendo ripetutamente, accompagnati dai fischietti, la parola d’ordine della protesta: «Rin-novo! Rin-novo! Rin-novo!».

Sciopero delle farmacie, le voci dei sindacati in piazza a Trieste

I dati territoriali sull’adesione allo sciopero indetto a livello nazionale sono ancora in fase di elaborazione, ma secondo le prime stime a incrociare le braccia è stato tra il 10 e il 15 percento dei circa 1500 dipendenti di farmacia del Friuli Venezia Giulia, un dato confermato dal fatto che delle 70 farmacie presenti sul territorio della provincia di Trieste, ne sono rimaste chiuse poco meno di una decina.

 

Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UliTucs sul tavolo ci sono diverse questioni. La prima è l’aumento salariale, ma non è certo l’unica. Con la pandemia da Covid-19 le farmacie sono di fatto diventate anche fornitrici di servizi e questo ha portato a una ridefinizione delle funzioni e della gestione del lavoro dei dipendenti. «La possibilità di fare le vaccinazioni è solo un esempio delle nuove mansioni introdotte», ricordano i sindacati chiedendo quindi maggiori tutele.

Le tre sigle rimandano al mittente i 180 euro di aumento proposti da Federfarma a fronte dei 360 richiesti dalle parti sociali, ma, come detto, non finisce qui. Oltre ai salari ritenuti insufficienti rispetto alla professionalità richiesta, in ballo ci sono gli orari di lavoro impegnativi e la gestione della vita professionale («Difficilmente conciliabile in relazione all’attività lavorativa»). Poi c’è la partita legata alla necessità di aggiornamento costante senza una vera progressione di carriera e spesso a carico degli stessi professionisti che devono pagare di tasca propria i corsi e seguirli nel proprio tempo libero. Qiundi c’è la questine legata alle grandi catene.

«Chiediamo a Federfarma che torni al tavolo con proposte serie. Il mondo è cambiato, le farmacie sono diventate farmacie di servizio. È il momento di dare una risposta a un settore che oggi vede la fuga di molti professionisti», ha dichiarato Matteo Calabrò, segretario regionale Uiltucs, aggiungendo: «Oggi c’è stata una grande risposta da parte del personale di farmacia, è questo deve fare pensare Federfarama: è il momento di cambiare e di farlo con proposte serie».

 

Facendo riferimento alle persone scese  in piazza a Trieste, Marika Baio, segretario regionale Filcams Cgil, ha quindi aggiunto: «Questa è la chiara risposa al comportamento di Federfarma, un atteggiamento che nega diritti salariali e professionali e qui c’è solo una piccola parte dei dipendenti di farmacia».

«Si richiedono sempre più spesso turni massacranti - è la premessa del ragionamento di Diego Marini, segretario regionale Fisascat Cisl -, ma questo è un lavoro che offre un presidio alla comunità, soprattutto nei paesi più piccoli e remoti. La professionalità va quindi riconosciuta, a partire da un salario dignitoso. Oggi un dipendente di farmacia percepisce 1.600 euro al mese pur avendo una laurea e una formazione professionale continua».

Contratti nelle farmacie private: giovedì dipendenti in sciopero
Una farmacista al lavoro tra scaffali pieni di medicinali e integratori (foto Silvano)

Sul fronte datoriale, Marcello Milani, presidente provinciale di Federfarma, nel pomeriggio si è limitato a rimandare ogni commento al livello nazionale. «Siamo in pieno sciopero e la federazione sta ancora raccogliendo i dati», sono state le sue parole.

A livello nazionale le tre sigle hanno invitato Federfarma ad ascoltare la voce delle lavoratrici e dei lavoratori: «L’associazione datoriale raccolga questo segnale e torni subito al tavolo negoziale con proposte concrete e coerenti con il valore sociale e professionale del lavoro svolto ogni giorno nelle farmacie private. È il momento della responsabilità: non si può più rimandare il riconoscimento economico e normativo dovuto a chi garantisce un servizio essenziale per la salute».

Il contratto nazionale è scaduto il 31 agosto dello scorso anno. La trattativa sul nuovo Cnl si è interrotta dopo l’ultimo incontro del 9 ottobre, perché la proposta economica dell’associazione dei titolari di farmacia, pari a 180 euro lordi di aumento complessivo per i prossimi tre anni, è stata giudicata «inadeguata» dai sindacati che, invece, propongono un aumento di 360 euro. La protesta è arrivata a seguito dell’esito negativo della procedura di conciliazione svoltasi il 20 ottobre, dopo la rottura del tavolo negoziale con l’associazione datoriale di settore, Federfarma.—

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