Ferrovie, il trasporto merci rischia lo stop

Se fosse attuato il piano di dismissione del servizio merci in Friuli Venezia Giulia che Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha paventato ad aziende, consorzi e interporti collegati con i raccordi ferroviaria alla rete nazionale, lo snodo di Monfalcone è quello che verrebbe più danneggiato. E che non si tratti di allarmismo ma di un’ipotesi concreta lo ha dimostrato la richiesta di soppressione, di alcuni mesi or sono, del raccordo che va dalla stazione di Ronchi Sud alla zona industriale Schiavetti Brancolo, realizzato dal Consorzio di sviluppo industriale di Monfalcone con cospicui finanziamenti regionali. Il presidente del Consorzio, Enzo Lorenzon, al quale era stato richiesto da Rfi, addirittura, di “riportare alla situazione originaria le aree” ha inviato immediatamente una diffida (appoggiata da tutti gli enti locali) che per ora sembra essere servita perchè il raccordo non è stato ancora dismesso.
Dopo infinite lungaggini e ostacoli il raccordo, finanziato da soldi regionali, era stato collaudato e la prima azienda collegata e interessata, i molini De Franceschi, aveva iniziato a fare i primi viaggi con ben 80 carri merci. Un quantitativo insufficiente per le Ferrovie che pretendevano da subito un numero dieci volte maggiore. E proprio per lo stesso motivo, tanto per far capire che Rfi fa sul serio, un raccordo ferroviario analogo, a poca distanza, nel pordenonese, è stato già chiuso qualche settimana fa: collegava la Società di macinazione spa (anche in questo caso dei mulini) che è un’azienda di eccellenza del settore in Italia, alla rete nezionale. Rfi aveva chiesto almeno 500 carri l’anno, l’azienda ne garantiva circa 200. Il raccordo è stato chiuso e i trasporti vanno via gomma.
Due segnali precisi che il piano di abbandono del servizio merci in Fvg non è una fantasia. E Monfalcone rischia molto di più perchè eliminando la bretella Ronchi-Ronchi sud si rende impossibile l’invio di treni verso Gorizia in particolare i treni blocco diretti alla Sdag, un terminal costruito in prospettiva per realizzare (come accade ormai da anni in Austria) un’autostrada viaggiante su rotaia. Ma si parla anche di eliminare lo scalo elettrificato della stazione di Monfalcone. Ciò farebbe aumentare fortemente i costi per far andare i treni dalla rete nazionale al raccordo del Porto di Monfalcone. Per non parlare, ancora, della soppressione della bretella che porta all’area industriale Schiavetti Brancolo e del danno che verrebbe fatto a tutte le altre aziende insediate in zona. Fra queste la Fincantieri e l’Ansaldo che proprio grazie alla presenza del raccordo ferroviario stanno pensando alla costruzione di una banchina a mare comune fra le due aziende da collegare direttamente alla rete ferroviaria nazionale.
L’accusa che operatori e utenti muovono alle Ferrovie di Mauro Moretti è che c’è un vero e proprio piano di depotenziamento operativo della rete ferroviaria in Fvg che sta andando avanti da anni con misure di vario tipo e che hanno avuto come conseguenza rendere sempre più difficile la gestione ferroviaria, aumentandone i costi, con il risultato finale di provocare “artificialmente” l’abbandono del traffico merci a favore della gomma. Tutto il contrario di quanto sta predicando la politica vicina all’ambiente che spinge a trasferire le merci dalla gomma alla rotaia.
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