Filippa, ferita a terra da una raffica di bora, incontra Ilaria, “l’angelo” che la salvò alla vigilia di Natale

Dopo l’incidente dello scorso Natale in viale D’Annunzio le due donne si sono incontrate ed è nata un’amicizia nel segno della riconoscenza

Stefano Bizzi
Filippa e, di spalle, Ilaria al tavolino del bar di piazza Perugino dove sabato le due donne si sono trovate Foto Silvano
Filippa e, di spalle, Ilaria al tavolino del bar di piazza Perugino dove sabato le due donne si sono trovate Foto Silvano

«Ho trovato il mio angelo», dice Filippa, rivolta alla donna che la sera del 24 dicembre l’ha soccorsa in mezzo alla strada. «Lasciamo perdere la storia dell’angelo», sorride Ilaria, schernendosi prima di accomodarsi al tavolino del bar di piazza Perugino dove le due donne raccontano la loro piccola storia di solidarietà e di amicizia.

In tempi dove l’individualismo è spesso prevalente, quello che dovrebbe essere un gesto normale e scontato, finisce per diventare un gesto straordinario.

È la vigilia di Natale, sono circa le 19. Filippa sta andando a cena a casa del figlio. Arriva in viale D’Annunzio da piazza Perugino e attraversa sulle strisce pedonali all’altezza di largo Mioni. A pochi passi dal marciapiede una raffica di vento la scaraventa a terra. Non ha il tempo di mettere le mani avanti per attutire la caduta. Con il torace sbatte sul cordolo. L’impatto le toglie il fiato e rimane sdraiata sulla carreggiata con le gambe che occupano parte della strada. Non riesce a muoversi. Rischia di essere investita. È in questo momento che entra in scena il suo “angelo di Natale”. Ilaria è in macchina con la madre 89enne. Si ferma al semaforo rosso e si accorge di quel corpo immobile per terra. Ha un appuntamento ma non può fare finta di niente, così accosta in largo Mioni. Dice alla madre di aspettare un momento e scende dalla macchina per andare a soccorrere la donna che ha visto esanime sull’asfalto. «In quel punto, in quel momento, c’era un giro di vento mostruoso», premette Ilaria. Libera professionista nel settore del marketing, per soccorrere Filippa ha dovuto ancorarsi al semaforo abbracciandolo:

«La prima cosa che le ho detto è stata “Non sono una ladra, ma mi dia la sua borsa”, perché era aperta e poteva volare via, poi l’ho aiutata ad alzarsi e l’ho accompagnata a casa del figlio che si trovava lì vicino». A quel punto, come era comparsa, Ilaria se ne è andata.

Filippa è stata poi accompagnata in ospedale, dove, tra le altre cose, le hanno diagnosticato fratture al costato. Una volta ripresa, ha scritto una lettera al Piccolo perché voleva incontrare il suo “angelo di Natale” per ringraziarlo: «Adesso che sono quasi guarita, e scrivo quasi, mi vengono in mente quelle immagini come se fossero avvolte nella nebbia e sono veramente dispiaciuta perché non riesco a ricordare di averla ringraziata come meritava. Grazie infinite angelo di Natale, ringrazio Dio di averti mandata a me, mi piacerebbe incontrarti e stringere quella mano».

A leggere le parole di Filippa è stata Agata, la mamma di Ilaria, che ha riconosciuto la scena alla quale aveva assistito. Agata ha chiamato la figlia - che nel giorno della pubblicazione della lettera si trovava in trasferta all’estero - e le ha detto: «Forse sei tu». E, infatti, era lei. Le due donne si sono così incontrate e al di là delle differenze, hanno scoperto di avere tanto in comune. «L’epilogo - racconta Ilaria - e abbastanza divertente: lei è credente, io no, ma al di là della questione dell’angelo, ci siamo trovate su tutto il resto».

«Sono felice di aver trovato una persona come lei», conclude Filippa, certa di aver trovato un angelo. —

 

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