In duemila a Trieste per la fine Ramadan: «Ma è una festa a metà a causa delle guerre»
La preghiera della comunità musulmana per le vittime civili nel campo del San Luigi. Il presidente Akram Omar: «Non ci sono distinzioni»

Anche a Trieste è stata celebrata la fine del Ramadan, ma come ha sottolineato di fronte ai fedeli riuniti il presidente della comunità islamica cittadina, Akram Omar, è stata una “festa a metà” e non tanto perché il giorno feriale ha impedito a molti musulmani di raggiungere il campo sportivo di San Luigi, quanto perché l’ombra delle guerre in corso - dall’Ucraina all’Iran, passando per Gaza e per il Libano -, non permette di gioire al termine del mese di digiuno.

«È una festa offuscata da ciò che succede nel mondo - dice Akram Omar -. Milioni di musulmani, purtroppo, non hanno potuto festeggiare o perché si trovano sotto i bombardamenti o perché sono privati della sussistenza. Penso a Gaza, dove le tende sono solo dei teli di plastica che volano via al primo soffio di vento. Per questo festeggiamo a metà: ci sentiamo vicino a tutte le vittime civili delle guerre, ovunque siano. Non c’è distinzione. Davanti a Dio siamo tutti uguali: musulmani, cristiani, ebrei».
Sul prato del campo da calcio per la preghiera erano presenti circa 2 mila persone, chi con indosso gli abiti tradizionali e chi con quelli di tutti i giorni. L’assenza di rappresentanti istituzionali non è passata inosservata, ma non ha rappresentato un problema, come ha spiegato a margine il presidente della comunità.

«Per non mettere in imbarazzo nessuno, che in caso di assenza avrebbe dovuto mandare le proprie scuse di mancata partecipazione, come associazione quest’anno non abbiamo mandato inviti personali. Abbiamo genericamente invitato tutta la cittadinanza ad unirsi a noi dicendo che le nostre porte sono aperte per chiunque. Per condividere i nostri progetti e i nostri pensieri abbiamo in ogni caso in programma già una visita del prefetto e di altre figure istituzionali».
A Trieste la comunità musulmana ormai conta circa 15 mila persone. «Ci aiutiamo affinché le cose vadano bene e ci sia convivenza tra tutti. Non vogliamo che ci siano problemi. Per l’80% la comunità è formata da giovani che si stanno sistemando - evidenzia con soddisfazione Akram Omar -. Molti di loro sono studenti universitari. Per il futuro e per l’organizzazione della comunità serve gente istruita e per questo ho proposto loro di portare un contributo».
Guardando più alla cerimonia e al mese di Ramadan, il presidente non ha dimenticato di sottolineare il tema della solidarietà: «Si è chiuso un mese di preghiera, dove però si pensa anche al prossimo, perché è anche un mese di carità. Con le donazioni raccolte dalla comunità, in questo periodo abbiamo offerto 10 mila pasti caldi a persone disagiate. Il musulmano credente, infatti, deve versare una tassa che viene distribuita a chi è indigente. Serve per includere chi altrimenti sarebbe fuori dalla festa. Parliamo di oltre duecento persone che hanno usufruito di questo aiuto economico», conclude Akram Omar. —
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