Fotoreporter triestini in missione bloccati nel cuore della Bolivia a causa dell’epidemia

Gabriele Orlini e Lisa Zillio erano partiti pochi giorni prima che venisse dichiarato lo stato di emergenza per completare un progetto umanitario sostenuto dalla santa sede

#4 Capitolo Quattro, MotoForPeace - Non possiamo proseguire, la missione si conclude a La Paz

TRIESTE. Due triestini, Gabriele Orlini, fotoreporter di livello internazionale, e Lisa Zillio, veneta di nascita ma giuliana d’adozione, che si occupa di video e multimedia, sono bloccati da dieci giorni in Bolivia causa coronavirus. Erano partiti per il Sud America a fine gennaio, pochi giorni prima che il governo italiano dichiarasse lo stato di emergenza e dovevano concludere in Perù una missione umanitaria assieme a una delegazione di MotoForPeace, onlus italiana riservata ai componenti delle forze dell’ordine di tutto il mondo. Sono fermi nella capitale boliviana La Paz dal 17 marzo.

L'ultima breve clip della missione

Zillio, che collabora anche con Sissa Medialab e OggiScienza, e Orlini sono fondatori di “Doog Reporter”, un progetto nato per raccontare storie, soprattutto di persone, che non rientrano nei canali principali d’informazione. Sono partiti assieme a 14 carabinieri, poliziotti e finanzieri e una fotografa, Joyce Donnarumma, tutti in sella alla propria moto, al fine di documentare il viaggio organizzato per aiutare le missioni cattoliche sparse in Sud America.

Si tratta di una spedizione umanitaria autofinanziata dai componenti, che si occupano anche di assistere economicamente le stesse missioni, e supportata dal dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede, che ha dato un contributo assieme ad altri sponsor tecnici. Il programma è stato soddisfatto per il 75% in quanto interrotto da questa emergenza.

Dopo vari tentativi per rientrare in Italia in questi giorni, oggi il gruppo dovrebbe riuscire a partire prima per Santa Cruz, poi per Parigi e infine raggiungere Roma. «Abbiamo acquistato i biglietti, ma viste le diverse informazioni che ci sono pervenute in questi giorni, le cose potrebbero cambiare anche all’ultimo - spiega Orlini -. Qui c’è il coprifuoco 24 ore su 24. Le uniche persone autorizzate a uscire sono i residenti in base a un determinato sistema imposto dal governo. Noi, come turisti, potremmo arrivare all’aeroporto solo se la polizia ci autorizza e ci scorta. Dovesse cambiare anche questa disposizione, pur avendo i biglietti, rischieremmo di non partire». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA .

Argomenti:coronavirus

Riproduzione riservata © Il Piccolo