Il Duomo di Cormons gremito per l’ultimo saluto al giornalista Franco Femia
A lungo cronista del Piccolo, con un passato anche al Messaggero Veneto e Voce Isontina, è morto il giorno prima di compiere 76 anni. Monsignor Nutarelli: «Ha lasciato più volte una traccia di bello nella vita degli altri»

Un grazie, più che un addio. O, meglio, un arrivederci. Questo è stato l’ultimo saluto a Franco Femia, per una vita giornalista della redazione di Gorizia de Il Piccolo, ma anche scrittore, uomo dalla fede profonda, appassionato di storia e di storie. Un ultimo saluto che ha riempito il duomo di Sant’Adalberto a Cormons che lui tanto amava e dalla cui porta entrava una luce chiara verso la bara coperta di fiori bianchi in un abbraccio collettivo che ha unito parenti, amici, colleghi, conoscenti e semplici cittadini attorno alla grande famiglia di Franco.
Perché lui – scomparso alla vigilia del suo 76.mo compleanno – ha lasciato nella comunità di cui ha fatto parte e in coloro che gli hanno voluto bene un vuoto palpabile, incolmabile. Da qui il grazie, quello che ha voluto esprimere innanzitutto e più di tutto anche monsignor Paolo Nutarelli (che ha concelebrato assieme a monsignor Stefano Goina e don Maurizio Qualizza), già parroco di Cormons e amico personale di Femia.
Inconsueta, profondamente umana e dolcissima la sua scelta: non ha proposto a chi c’era un’omelia, ma ha scandito le parole sincere di una lettera, scritta direttamente all’amico che non c’è più, e che l’ha voluto accanto assieme ai suoi cari nelle ultime ore prima di spirare.
«Un ultimo regalo che mi hai fatto, caro Franco, un’emozione grande – iniziava la lettera di Nutarelli –. Certo è difficile parlare di regali, in questo momento così duro, ma voglio ringraziarti proprio per i doni che ci hai fatto. Credo che se si nasce per lasciare una traccia di bello nella vita degli altri, tu l’hai lasciata più volte. Come giornalista, raccontando le storie di questa terra, come uomo che non si è mai accontentato di fermarsi alla superficie, consapevole che senza memoria non c’è futuro».
Per Nutarelli, e davvero non è possibile dargli torto, Femia ha regalato pagine di storia alla comunità cormonese (e non solo a quella ovviamente) «con ironia, sguardo lucido, e mai banale», ha detto il sacerdote. Che, poi, si è soffermato sul lascito più prezioso di Franco.
«La tua famiglia, di cui parlavi con orgoglio – ha detto Nutarelli –. La tua scomparsa ci interroga sul senso della vita, ma al tempo stesso la tua presenza non finisce, cambia e diventa nuova. Rimane per noi il tuo ricordo e l’impegno di non dimenticare i tuoi doni, spendendo i nostri talenti per il bene comune».
Come ha fatto, per una vita, Franco Femia, che amava scrivere e ha tanto scritto per Voce Isontina e per il Messaggero Veneto, oltre che per Il Piccolo. Ma ha vergato anche pagine e pagine di pubblicazioni storiche, dedicate alla sua terra, alle tradizioni, alla cultura, alla fede. Pagine che certo resteranno come il ricordo di una persona bella. —
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