Fredda l’associazione dei ciclisti urbani: «Posteggi e sicurezza ancora all’anno zero»

Il portavoce di Ulisse Fiab, Zadnich, osserva: «Un passo in avanti ma c’è tanto da fare» 

l’intervista

Un po’ come iniziare a costruire la casa dal tetto. Il portavoce dell’associazione dei ciclisti urbani Ulisse Fiab, Federico Zadnich, vede così l’iniziativa comunale di piazzare strutture di bike sharing lungo la linea di costa. «Un passo in avanti, anche se per pensare al bike sharing bisognerebbe prima avere una città adatta al traffico ciclistico», commenta.

Zadnich, cosa pensa dell’iniziativa del Comune?

È stata annunciata molte volte, prima era attesa per inizio estate, ora settembre. In ogni caso si tratta di un passo sicuramente positivo e al contempo una grande contraddizione.

In che senso?

Nello sviluppo delle infrastrutture per ciclisti urbani il bike sharing è una sorta di ciliegina sulla torta, qualcosa che arriva dopo che la città è stata attrezzata per il traffico dei ciclisti. Bisognerebbe prima garantire la sicurezza a chi si muove in città e i posti per parcheggiare. Sotto questo profilo siamo ancora al livello zero.

Come giudicate quindi l’operato della giunta finora?

Sabato mattina terremo una conferenza stampa in cui faremo un bilancio dell’operato dell’amministrazione. Per il momento posso dire che in questi tre anni non è stato fatto poi molto.

Sul fronte delle ciclabili?

Non ne è stato realizzato neanche un metro. E c’è da dire che ce ne sarebbe bisogno. I dati Istat parlano di 40 incidenti che includono ciclisti soltanto nell’ultimo anno. È un problema importante che va affrontato. Oltre alla sicurezza c’è l’aspetto dei parcheggi, che sono pochissimi in città. Poi ci sono anche aspetti positivi, come la ciclabile pianificata in Porto vecchio. Ma per il momento, appunto, è solo pianificata.

Quanti sono i ciclisti urbani a Trieste?

Le biciclette da noi sono in continuo aumento. Ormai tre anni fa abbiamo fatto un sondaggio assieme all’Swg da cui è emerso che il 2% dei triestini si muove in bicicletta. Possiamo stimarne circa 3500? Sono tanti. Ma il dato più interessante è un altro.

Ovvero?

Il 20% degli intervistati diceva che, potendo, sarebbe andato a lavorare in bicicletta e che era un tema a cui pensava spesso. Quindi c’è una domanda potenziale di migliaia di triestini per piste ciclabili sicure in città. —

G.Tom.

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