Morto sul lavoro, folla a Trieste e a San Giorgio per il doppio funerale di Tommaso: «Ti piaceva scalare, sei arrivato prima di noi»

Il 27enne Andreuzza, deceduto in seguito a una caduta mentre si trovava in un cantiere sul tetto di un capannone alla Fincantieri di Monfalcone, ora riposa accanto al nonno (di cui portava il nome) nel cimitero del Comune friulano

Gianpaolo Sarti Francesca Artico
Un sorridente Tommaso Enzo Andreuzza e un momento dei suoi funerali
Un sorridente Tommaso Enzo Andreuzza e un momento dei suoi funerali

Difficile per il sacerdote trovare le parole. Nemmeno di conforto, ma proprio le parole. «Il dolore ci devasta, il dolore è immenso, ci toglie il respiro», ha detto don Alessandro Amodeo introducendo la sua omelia durante la messa per le esequie del ventisettenne triestino Tommaso Enzo Andreuzza celebrata nella chiesa di San Giovanni. Il giovane è deceduto a causa di un incidente sul lavoro mentre si trovava su un tetto dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. È caduto da una ventina di metri.

Alla cerimonia per il ventisettenne, operaio specializzato negli interventi edili in altezza, c’erano centinaia di persone: i famigliari più stretti seduti ai primi banchi, a cominciare dalla madre, dal padre e dalla compagna del ventisettenne, i parenti, tanti amici e i colleghi della ditta InQuota di cui il ragazzo era dipendente. Hanno preso parte anche tecnici e operai di altre società edili che lo conoscevano bene.

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Tommaso Enzo Andreuzza durante una seduta di addestramento

«Oggi – ha osservato il sacerdote, parroco della chiesa di San Giovanni – siamo raccolti davanti a un mistero che ci supera e ci ferisce profondamente: la morte di un giovane strappato alla vita mentre compiva il suo lavoro. Siamo sconvolti. Dentro di me, dentro di tutti – ha aggiunto – abita una domanda: “Signore, perché?” Questo è lo stesso grido di Gesù sulla Croce, quando dice “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Il Signore accoglie il nostro grido. Ma proprio lì, nel punto più oscuro dove tutto sembra finire, si accende una luce. Una speranza viva. Perché Cristo non ha evitato la morte, ma la ha attraversata e trasformata. E nel momento più drammatico – ha spiegato don Amodeo facendo riferimento al giovane – Tommaso non era da solo. Cristo era lì, lo ha preso per mano e lo ha condotto nella vita che non finisce».

Il fuinerale di Andreuzza
Il fuinerale di Andreuzza

Don Alessandro si è poi soffermato sulla figura del ragazzo. «Tutti lo ricordano come un giovane pieno di vita – ha continuato il sacerdote – con i suoi sogni e i suoi progetti. E nulla di ciò che Tommaso ha vissuto nell’amore è perduto. Ogni relazione, ogni gesto, ogni sorriso... tutto è in Dio».

Il sacerdote non ha schivato il tema di fondo del dramma: quello dell’infortunio mortale su un luogo di lavoro. «Il fatto che Tommaso sia morto mentre lavorava ci interpella – ha spiegato il parroco – e il lavoro non è solo fatica, ha a che fare con la dignità della persona. Ed è servire gli altri. Proprio lì si è compiuto l’incontro definitivo con il Signore. Dio ci attende nei gesti di ogni giorno, anche nei contesti più duri. Oggi il dolore è immenso – ha ripetuto – ci toglie il respiro. Ma siamo qui per condividere questo dolore e cercare di dare una senso alle lacrime... qualcosa che vada oltre alla disperazione.

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Tommaso Andreuzza al lavoro e mentre si cala con le funi vestito da Babbo Natale

La Resurrezione di Cristo che rivivremo tra pochi giorni – ha riflettuto il sacerdote – apre uno spiraglio di speranza. Perché l’amore è più forte della morte e ora dobbiamo credere che Tommaso sta vivendo nella pace avvolto dalla luce della Resurrezione in Dio. Il frutto di Tommaso è il bene che ha lasciato nei sui legami e nei cuori di chi lo ha conosciuto. Tommaso, a te piaceva scalare – ha concluso don Alessandro – ci sei arrivato prima di noi. Ci salutiamo e ci rivediamo in Paradiso». Dopo la funziona il corteo funebre si è spostato a San Giorgio di Nogaro dove Andreuzza ha trovato il suo riposo accanto al nonno, di cui portava il nome.

In tantissimi, soprattutto giovani, anche quelli che si sono presentati in Duomo a San Giorgio di Nogaro per dare l’ultimo saluto al 27enne.  

Fuori dalla chiesa la cassettina in cui lasciare le offerte “al posto dei fiori”, per portare avanti, a suo nome, quel progetto legato al reparto di Emato-oncologia pediatrica del Burlo Garofolo di Trieste, dove Tommaso Enzo andava a portare doni e sorrisi, calandosi dal tetto con le funi, travestito da Babbo Natale.

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Tommaso Andreuzza al lavoro e mentre si cala con le funi vestito da Babbo Natale

A officiare c’era don Alberto Santi, coetaneo di Tommaso Enzo, che con voce rotta dalla commozione ha affermato che non sarebbe voluto essere lì in quel frangente: «Hai la mia età e come me hai condiviso sogni e speranze e anche l’idea di un mondo un pochino migliore», ha detto.

Don Alberto ha ricordato il ragazzone buono, il giovane che andava a lavorare felice perché amava quello che faceva, la persona sensibile verso i più piccoli, il Tommaso al quale «avrei voluto essere presentato dalla nonna Ivana e al quale stringere la mano».

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Tommaso Enzo Andreuzza e, a destra, la sezione di tetto crollata

Il sacerdote ha ribadito di non essere in grado di dare una risposta a quanto accaduto: «L’unica parola è il Vangelo: la vicinanza con Dio», ha affermato, rimarcando come ancora una volta nella famiglia Andreuzza si sia potuta compiere la vita, riferendosi anche al nonno Enzo morto a soli 38 anni. E poi rivolgendosi ai tanti giovani, suoi coetanei, don Santi li ha invitati a non disperdere quanto “seminato” da Tommaso Enzo, di «portare avanti i sogni e le speranze che erano sue».

Quei giovani, dallo sguardo ancora attonito e incredulo, hanno ascoltato in religioso silenzio, quasi timorosi di dire qualcosa che potesse rovinare quell’invito. Ci sono stati diversi abbracci e anche lacrime tra i colleghi di lavoro e tra gli amici, a sottolineare quanto il giovane Tommy fosse amato.

La zia Dayana (nata dopo la morte del padre Enzo) chiedendosi più volte perché «la famiglia Andreuzza» venga così colpita, ha ricordato «quello che è stato il primo nipote», di quando lo abbracciava «e gli arrivavo appena al petto», delle tante cose belle che Tommaso Enzo ha fatto della sua vita intensa, concludendo: «Tommy appena arrivi mandami un messaggio», che era il modo usuale con cui si salutavano. Un grande e commosso applauso ha chiuso il funerale.

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Tommaso Andreuzza sul tetto della chiesa di San Spiridione (foto tratta dai profili social di Inquota)

 

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