Furlanic: ho la mia storia ma sarò il garante di tutti
Il neopresidente del Consiglio comunale: non rinnego nulla, l’unico errore in aula è l’aver fatto il “pianista”. Se mi chiedessero di commemorare Almirante direi sì
TRIESTE. La notte tra lunedì e ieri gli ha portato Consiglio. Si è presentato in aula con ancora addosso l’aura del giovane politico di lotta, del folcloristico devoto sloveno della falce e martello, e se ne è uscito qualche ora dopo da uomo di governo, di interprete istituzionale. Un brusco risveglio, che però il 33enne Iztok Furlanic, stando a quanto lascia trasparire, è riuscito a metabolizzare a tempo record. Spunta così un Furlanic inedito. Meno goliarda, più conciliante. Pronto ad accogliere in aula, da presidente della stessa, il leader dell’Unione Istriani Lacota piuttosto che il vescovo. Pronto a commemorare se glielo chiederanno - lui che aveva chiesto lo stesso per Tito vedendosi cassare a destra e a manca - persino l’incona missina Giorgio Almirante. Occhio però: resta pur sempre un orgoglioso comunista (e ateo). Ma non più, pare, quell’incallito «filo-titino» intransigente che il centrodestra gli ha rinfacciato d’essere per tutta la serata di lunedì, con tanto di “dossier Furlanic”.
Hanno ricordato che lei non vuole nei luoghi pubblici il crocifisso, che si è vestito da pistolero nell’aula che ora presiede, che ha fatto il pianista per votare al posto di Racovelli, di essersi fatto fotografare con la bustina del IX corpus titino, inneggiando su facebook a “Trst je nas”, e anche di aver ammesso di aver provato a fumare le droghe leggere, e che non fanno poi così male... Se l’aspettava una simile raffica?
Assolutamente sì. È la politica, ognuno ha il suo ruolo. Era scontato che tirassero fuori le cose che avevo fatto come consigliere. Però, tra le righe, ho sentito anche molti apprezzamenti sulla mia persona: capace, simpatico, con cui si può discutere. L’unico autentico errore che mi attribuisco sebbene in buona fede è quello del pianista. Il resto lo confermo.
Tutto il resto?
Diversi comportamenti sono stati dettati dalle situazioni contingenti o dalla mia storia personale. Ne rivendico due in particolare. Primo: non volere i crocifissi non è estremista, in certi paesi cattolici non stanno dappertutto e la nostra Costituzione predica la pari dignità fra religioni. Secondo: la legge Fini-Giovanardi, sulla stretta alle droghe leggere, ha fatto solo danni.
Dunque conferma anche l’affermazione secondo cui è il primo maggio la festa della liberazione di Trieste?
Mah, fa parte di un mio bagaglio culturale personale. I miei nonni hanno lottato contro quella che era l’occupazione nazifascista. L’hanno fatto italiani, sloveni, croati, assieme. Ovviamente ci sono dei punti oscuri che vanno ricordati e accettati, e su cui anche da parte mia c’è una condanna. Ricordo, tuttavia, che da altri presidenti del Consiglio comunale (il riferimento è all’ex missino Sulli, ndr) venne sostenuto che la Wehrmacht aveva difeso l’italianità di Trieste.
Senta, ma se Lacota o monsignor Crepaldi le chiedono un’audizione in Consiglio?
Sono il presidente di tutti, cercherò di essere il garante di tutti. Nessun problema. Più in generale, poiché sono stato sempre il rappresentante di una realtà minoritaria, tanto etnicamente quanto politicamente, il mio orientamento sarà quello di prestare massima attenzione a tutti, a cominciare da chi è in minoranza.
Il profilo “Trst je nas” su facebook. C’era la sua mano...
Lo si fosse letto più attentamente, nei dettagli della pagina stava scritto che “Trieste è anche nostra”. Come la maggioranza italiana ha contribuito a far crescere Trieste, così vi hanno contribuito anche le minoranze.
Riproporrebbe l’emendamento per riaprire la Foiba di Basovizza e contare le salme?
Da presidente no. Quella è una cosa fatta come consigliere, in un periodo di forti polemiche. Permettetemi però di dire che ieri (lunedì sera, ndr) quando, appena eletto, ho detto due parole in sloveno, non ho sentito un mugugno. Segno che siamo andati avanti. Auspico si continui.
Lei aveva chiesto di commemorare Tito. Se un domani ad esempio Giacomelli le chiedesse di commemorare in Consiglio Almirante?
Penso che per regolamento quella di Almirante rientri tra le figure che si possono commemorare. Autorizzerei Giacomelli, e ovviamente da presidente resterei in aula. In passato a volte sono uscito perché per indole preferisco uscire che partecipare a una commemorazione che non sento mia. È anche una forma di rispetto per chi la sente.
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