Generali, in cda il verdetto sugli ex vertici

TRIESTE. Il presidente Gabriele Galateri lo aveva anticipato giorni fa: «Azione di responsabilità verso gli ex vertici? Se saremo pronti». Di fatto il consiglio del 19 febbraio, inserito da tempo in calendario, potrebbe essere un appuntamento “caldo” per le Generali con la possibile decisione sull’azione di responsabilità nei confronti dell’ex amministratore delegato Giovanni Perissinotto e dell’ex direttore finanziario Raffaele Agrusti, per dieci anni al vertice della compagnia. Ma prima di arrivare a questa decisione, dopo il pressing di Ivass e Consob, c’è un processo da compiere. La parola decisiva spetta al Comitato di controllo e rischi, che si riunirà pochi giorni prima il cda, presieduto da Alberta Figari (gli altri componenti sono Sabrina Pucci, il vicepresidente del gruppo Clemente Rebecchini, Paola Sapienza), che sulla base delle informazioni acquisite e dei pareri legali, dovrà decidere se proporre al cda di procedere con l’azione di responsabilità verso gli ex amministratori. Il consiglio a questo punto potrà accogliere o meno la proposta che dovrà essere sottoposta al giudizio dell’assemblea degli azionisti, quest’anno convocata mercoledì 30 aprile. L’Ivass, l’Authority sulle assicurazioni, e la Consob sono intervenute più volte in questi mesi, e in modo incalzante, chiedendo alla società maggiori informazioni su una serie di operazioni controverse: nel mirino i cosiddetti investimenti alternativi e nel private equity, decisi o gestiti da Perissinotto e Agrusti, e in particolare i legami stretti negli anni dal gruppo triestino con gli azionisti veneti di Ferak e Effeti. Investimenti sui quali le due Autorità hanno fatto una segnalazione alla Procura di Trieste.
Il tema degli investimenti alternativi in Generali è emerso internamente dopo l’arrivo di Mario Greco al vertice. Nei mesi scorsi gli approfondimenti avviati dalle Generali sotto la gestione del Ceo hanno fatto emergere «irregolarità sul piano della governance interna». Il parere dei legali del Leone ha escluso qualsiasi profilo di rilevanza penale. Il gruppo non ha proceduto con azioni risarcitorie anche per la difficoltà a provare le responsabilità su investimenti peraltro non ancora giunti a scadenza. Dopo un report consegnato nel marzo scorso da Kpmg, e come ha riportato tempo fa Affari e Finanza relativo esclusivamente a sette operazioni accomunate dal fatto di essere collegabili ai soci veneti Ferak e Effeti, Greco ha iscritto a bilancio «in modo cautelativo» 234 milioni di perdite derivanti dagli investimenti in private equity e in fondi alternativi della precedente gestione. All’inizio di novembre una nuova svolta: l’Authority delle assicurazioni ha chiesto che queste operazioni, poichè a seconda dei casi decise senza le necessarie deleghe, o senza perizie o strumenti di monitoraggio e di protezione, vengano valutate nuovamente prima dal Comitato controllo e rischi e poi dal cda che si dovrà così pronunciare sull’eventuale azione di responsabilità. L’Ivass ha chiesto anche che il cda, sentito il parere del Comitato remunerazione, si esprima sull’adeguatezza dei trattamenti di fine rapporto di Perissinotto (10,6 milioni) e Agrusti (6,1 milioni) considerando anche l’ipotesi di chiederne la restituzione (clausole di «claw-back»). Perissinotto, intervistato dalla Stampa a inizio novembre, ha respinto come Agrusti ogni addebito: «Abbiamo fatto investimenti in quelle società quando credevamo che avessero potenziale. Io e i miei manager abbiamo sempre e solo cercato di portare avanti il gruppo nella tempesta dei mercati finanziari». Generali, grande corazzata finanziaria italiana, ha investimenti per ben 500 miliardi.
I prossimi giorni saranno dunque decisivi per capire la reale portata della vicenda. I soci potrebbero essere orientati per dare nel caso via libera. Mentre Mediobanca, socio storico, eserciterà la sua attenta moral suasion, qualche rumors individua una possibile resistenza in Lorenzo Pelliccioli (DeA ha il 2,43%) poichè non avrebbe gradito l’allontamento dello storico capo della finanza del Leone Raffaele Agrusti. A Trieste Greco ha voltato completamente pagina con il passato varando una vera rivoluzione nella governance. Il nuovo Ceo ha creato la figura del Chief Investment Officer (Nikhil Srinivasan) che di fatto oggi «blinda» la governance rendendo impossibile che si possano verificare investimenti non monitorati e controllati con la creazione di una serie di comitati interni che sovrintendono agli investimenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








