Giorno della Memoria Folla alla Risiera: «Mai più razzismo»

Comunità religiose e laiche riunite per ricordare l’Olocausto La condanna di Dipiazza «alla follia attuata fra queste mura»
Foto BRUNI 28.01.2018 Risiera di S.Sabba. giorno della memoria
Foto BRUNI 28.01.2018 Risiera di S.Sabba. giorno della memoria

Il bianco mattino di ieri ha fatto da cornice a una cerimonia partecipata ma non scevra da polemiche, all’interno dell’ex campo di sterminio della Risiera di San Sabba, in occasione del 73esimo anniversario della liberazione di Auschwitz a opera dell’Armata Rossa.

Il concomitante anniversario delle leggi razziali, promulgate ottant’anni fa proprio da Trieste, e il sempre più oscuro clima politico odierno sono stati citati da tutti i rappresentanti delle istituzioni, mentre diversi personaggi pubblici hanno presenziato mescolandosi al resto della cittadinanza. «Meditate che questo è stato». Dopo la sfilata dei gonfaloni e la posa delle corone per i caduti alla presenza del prefetto Annapaola Porzio, il sindaco Roberto Dipiazza ha esordito con il monito di Primo Levi. Il sindaco si è quindi richiamato ai valori della Costituzione, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della carta Comune europea, per poi condannare «la follia dell’uomo che tra queste mura ha perso la pietà e straziato donne, uomini e giovani, prevalentemente ebrei».

Ha continuato: «Come gli ebrei, che sono circondati da una parte del mondo che ancora oggi vorrebbe cancellarli, anche noi cristiani dobbiamo essere preparati e non può essere pallida e timida la reazione alla violenza di chi, fanatico in nome di una religione, ha deciso di cancellare la nostra. La nostra città, dove sono state promulgate le leggi razziali e dove sono state straziate tante vite, ha saputo imparare dai propri tragici errori per tornare, come sempre è stata, un luogo di incontro tra religioni e culture, esempio di pacifica convivenza e tolleranza nel rispetto delle nostre regole democratiche».

Una parte del discorso di Dipiazza ha suscitato le reazioni dei Giovani democratici e della segreteria triestina del Pd, con Maria Luisa Paglia e Giancarlo Ressani: «Il sindaco in quanto tale deve rappresentare tutti e non può affermare con nonchalance “noi cristiani”, spostando l’attenzione dal nazifascismo al terrorismo religioso». Ha proseguito la commemorazione la presidente della Regione Debora Serracchiani: «Non solo ebrei ma anche zingari, omosessuali, slavi, disabili, oppositori politici: a tutte queste minoranze fu negato il diritto di ciascuno a essere considerato umano, essendo diverso dagli altri», ha detto.

«Continuano a serpeggiare tra di noi individui che fanno propria l’eredità del nazifascismo e altri che dimostrano acquiescenza o indifferenza di fronte a chi pratica o proclama l’intolleranza. Il rischio è una progressiva deriva, un arretramento forse lento ma costante dei confini di ciò che è accettabile moralmente, socialmente e temo anche politicamente. Di fronte a certi fenomeni aggressivi, le Istituzioni sono le custodi severe dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza e tolleranza che fondano la Repubblica e che incisi nella Costituzione devono fare scudo a ogni minaccia».

Il sindaco di Sgonico Monica Hrovatin ha ricordato l’anniversario della proclamazione, a Trieste, delle leggi razziali, definendole «uno dei capitoli più vergognosi del Novecento». Ha detto: «Bisogna continuare a cercare le parole per raccontare l’Olocausto e il male assoluto che è stato il nazifascismo. La mia generazione a scuola leggeva molto, anche testimonianze terribili, come quelle di Primo Levi, Anna Frank, Hanna Arendt e decine di altri. Ciò ci aiutava a crescere, nella consapevolezza che diritti oggi dati per scontati furono negati a milioni di vittime innocenti, ebree e non solo, strumentalizzate da chi aveva la necessità di inventare un nemico comune attorno al quale fomentare nazionalismi e volontà di annientamento – ha continuato Hrovatin –. Sono rimasti pochissimi superstiti a poter raccontare tutto ciò. È nostro dovere morale prendere in mano il testimone della memoria: non dobbiamo proteggere i nostri figli da essa ma al contrario raccontare loro la storia, quella vera, affinché il nazifascismo non riprenda il sopravvento in Europa».

Sono seguiti i riti religiosi, officiati rispettivamente dal vicario generale della diocesi Pier Emilio Salvadè, dal rabbino capo della Comunità ebraica Alexander Meloni e dal pastore Eliseo Testa a nome delle comunità evangeliche avventista, elvetica, luterana e metodista.

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