Gli archeologi in erba trasformano in gioco le bellezze della città

Sono più di 1000 e sono tutti giovanissimi. Sono gli alunni triestini che negli ultimi quattro anni si sono trasformati in esperti comunicatori in archeologia grazie al progetto nazionale “La scuola adotta un monumento”, che da più di 25 anni unisce insegnanti e bambini da Nord a Sud. A partire dal 2015 anche Trieste è entrata a far parte di questa rete: l’Istituto comprensivo di via Commerciale, con la supervisione della dirigente Tiziana Farci, ha cominciato a prendersi cura del Teatro romano, ideando il percorso “Dimenticato? No, adottato!” in collaborazione con l’Università di Trieste e con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia che cura la supervisione scientifica e la formazione.
Peter Pan questa settimana ha incontrato alla scuola Corsi i protagonisti di questa bellissima avventura. «Perché adottare monumenti? La scelta - spiega la professoressa Patrizia Donat, una delle referenti- è legata al fatto che prima della conoscenza vengono l’affettività e l’appartenenza. Il Teatro romano è nostro perché lo Stato siamo tutti noi: quindi dobbiamo amarlo e valorizzarlo come se fosse casa nostra».
Il progetto generale di quest’anno è finanziato tramite il Pon (Programma operativo nazionale) e comprende diverse attività come la realizzazione di un gioco legato alla storia del Teatro romano, strumento disegnato e ideato dai ragazzi con il supporto dell’insegnante Maria De Caro, co-cordinatrice del percorso. «È un gioco normalissimo, come il gioco dell’oca- svela Andrea, 12 anni-. All’inizio sei un plebeo e attraverso caselle di imprevisti e statue diventi cavaliere e nobile».
Importante è anche il lavoro di cui si è occupata Emma, che frequenta la classe prima. «Abbiamo creato disegni e testi sulla storia e sulla geografia di Trieste - racconta- spiegando come è cambiato il territorio nel tempo. Li metteremo sul sito della scuola, per creare dei mini itinerari della città per i più piccoli».
E poi ci sono le vere e proprie guide, come Caterina, 11 anni, che, munita di microfono, ha accompagnato assieme ai suoi compagni più di 100 persone, divise in gruppi da dieci visitatori. «Abbiamo studiato per diventare le guide del Teatro romano e abbiamo anche scritto i testi di quello che dovevamo dire. Prima ero spaventata, poi è diventata una cosa proprio naturale!». Invece Rebecca, classe seconda, è preparatissima sia in inglese che in tedesco. «È un progetto molto bello- osserva- perché oltre a imparare a costruire meglio le frasi nelle altre lingue, iniziamo a studiare anche nuovi aspetti della nostra città».
Non perdetevi dunque i prossimi appuntamenti al Teatro romano: una visita in tedesco il 18 maggio e una in italiano il 31. Per maggiori informazioni è possibile visitare la pagina facebook “Dimenticato? No adottato” e il sito dell'istituto. —
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