«Gli improvvisati resistono soltanto qualche stagione Per durare serve impegno»

Il presidente della Fipe spiega così l’elevato “turn over” nel settore dei pubblici esercizi E dal patron dell’Osteria da Marino una dritta ai giovani: «Non spendete tutto ciò che incassate» 
Foto BRUNI 18.08.2019 Bar Rive-Bar Rive-salita Promontorio
Foto BRUNI 18.08.2019 Bar Rive-Bar Rive-salita Promontorio

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Non basta avere la disponibilità finanziaria necessaria ad avviare il locale. Sono fondamentali anche professionalità e sacrificio, per gestire un’attività con successo e in modo continuativo. È la ricetta indicatava da Bruno Vensaver, presidente della Fipe di Trieste, che conferma il fenomeno del “turn over” dei getsori di bar e ristoranti.

«Il mercato delle cessioni di azienda e delle vendite nel settore dei pubblici esercizi è sempre stato vivace - commenta -. C’è un ricambio costante e il numero di locali in vendita è ben superiore a quello che emerge dagli annunci. Ovviamente, con l’aumentare degli esercizi pubblici aperti negli ultimi anni a Trieste, anche la quantità di quelli sul mercato cresce. In alcuni casi, si tratta di attività gestite da persone che hanno raggiunto una certa età e hanno decidere di cedere. Comunque, sostengo da tempo che non è tutto oro quel che luccica, e che le continue aperture non sono sinonimo di benessere del settore. Non basta fare un investimento iniziale - sottolinea - e alzare le serrande per far funzionale un bar o un ristorante: servono professionalità e tanta fatica per far stare in equilibrio un locale. Gli improvvisati durano qualche stagione».

Considerazioni condivise anche da chi lavora da decenni in città, come Maurizio Boz, titolare dell’Osteria da Marino, nel settore dal 1974. «Serve fare un planning, una programmazione attenta quando si apre - spiega - come per qualsiasi attività. Molti giovani non lo fanno. E poi è fondamentale sapere che quello che incassi non lo devi spendere, non è il reale guadagno, devi mettere da parte tanto, ciò che andrà in tasse e nei costi di gestione, che sono elevati. I ragazzi che investono ora spesso non tengono conto di questo. Spendono, e quando arriva la prima mazzata di tasse chiudono. Ne ho visti tanti così, e sono sempre di più. D’ altra parte quelli bravi sono aperti da tempo, chi sa lavorare bene, chi è in grado di superare mode e tendenze, resiste. Noi ad esempio ci siamo evoluti, prima puntavano solo sul bere, poi ci siamo dedicati con più attenzione alla cucina. È importante sempre - evidenzia - fare le cose bene e specializzarsi in un determinato ambito, visto che negli ultimi anni sono stati aperti a Trieste troppi locali. Ce ne sono ormai davvero tanti e il segreto è, oltre a una gestione attenta, quello di proporre qualcosa di diverso dagli altri».

Molti gli annunci che si concentrano nel centro, alcuni si rivolgono a potenziali investitori da fuori città, anche alla luce dei tanti turisti che negli ultimi anni sempre più scelgono Trieste. Ma curiosando tra le proposte spuntano diversi locali ampi e collaudati anche in periferia. «A 195 mila euro storico bar trattoria in strada della Rosandra Trieste, locale di 100 mq, più giardino di 110 mq e cortile di 40 mq. Vendesi muri e licenza». Senza fare troppa strada anche a San Giacomo in vendita muri e attività per una trattoria, con 30 coperti a 85mila euro. «Caratterizzata da una clientela per lo più rionale – scrivono - che si è consolidata nel corso di quasi 30 anni di gestione del proprietario».

Nello stesso rione anche un altro locale simile, di 90 metri quadrati per 65 mila euro. E ancora una tavola calda zona Paisiello, di 100 metri quadrati, anche questa già completamente attrezzata. —

M.B.

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