Gorizia: caos profughi, dormono nei corridoi delle parrocchie

GORIZIA Oltre 200 per la Prefettura. Quasi 300 per la Caritas. Anche se i dati non collimano continuano a ingrossarsi le fila dei richiedenti asilo non coperti da convenzione e, perciò, senza una sistemazione certa.
Caritas e volontari in affanno «Nella notte si sono presentati alla parrocchia della Madonnina altri trenta profughi. Visto che gli spazi parrocchiali sono pieni all’inverosimile, li abbiamo fatti dormire lungo i corridoi perché alternative proprio non ce n’erano e non ci sono. La situazione è davvero pesante: occorrono servizi igienici adeguati», allarga le braccia don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana. Non esclude che molti immigrati abbiano dormito, la notte passata, sulle rive dell’Isonzo. E pare che un altro gruppo abbia trovato ospitalità in un’altra parrocchia cittadina.
Una situazione, dunque, da allarme rosso. Una situazione che ha indotto il sindaco Ettore Romoli a prendere carta e penna e a scrivere nuovamente al ministro degli Interni, Angelino Alfano. Il primo cittadino definisce senza mezzi termini «invasione» l’arrivo massiccio di richiedenti asilo in città.
Il sindaco scrive ad Alfano «A seguito del trasferimento di oltre cento richiedenti asilo al Cara di Gradisca, Gorizia si era illusa di poter riprendere a “respirare”. Oggi - denuncia il primo cittadino nella missiva - stiamo assistendo sgomenti ad un nuovo e pericoloso fenomeno. Infatti, numerosi profughi che avevano già raggiunto Austria e Germania (e che in questi Paesi avrebbero dovuto rimanere), per motivi a me del tutto sconosciuti (forse perché respinti oppure per loro libera scelta) sono entrati in Italia dal Brennero, sembra con il treno e, arrivati a Milano, sono stati poi “consigliati” di raggiungere Gorizia che, come ripeto da mesi e mesi, è al limite del collasso in quanto le strutture che sono state messe a disposizione ormai “traboccano” e non ce ne sono altre atte a garantire un’adeguata e dignitosa permanenza di queste persone».
Ma la lettera di Romoli ad Alfano non è soltanto una descrizione dei fatti. Al suo interno, infatti, il primo cittadino formula anche un suggerimento al ministro degli Interni. «Mi permetto di evidenziare che oltre 150 (in realtà il numero si è ulteriormente ingrossato nelle ultime ore, ndr) le persone che in città risultano essere prive di alloggio e, quindi, lasciate in balia delle più precarie condizioni igienico-sanitarie, causando inevitabili disagi e pericoli anche per i cittadini goriziani che, di nuovo, non possono più disporre liberamente e in completa sicurezza degli spazi pubblici».
«La situazione, pertanto, è tornata ad essere del tutto insostenibile: per questo mi rivolgo a te (ad Alfano, ndr) chiedendoti un intervento coraggioso, che si concretizzi o nel blocco del flusso dei profughi in entrata o nel loro immediato trasferimento (in ottemperanza a quel concetto di accoglienza diffusa che al momento, purtroppo, sembra esistere solo a parole), al fine di tutelare sia i richiedenti asilo politico che i cittadini goriziani, anche in vista di ulteriori e sempre più consistenti arrivi».
Il bilancio di ieri Nemmeno ieri il flusso si è fermato. Non si sono raggiunti i picchi di lunedì scorso (con 67 richiedenti-asilo giunti in città nel brevissimo spazio di due ore), comunque un discreto movimento c’è stato. Alla mattina sono stati rintracciati dalla Polfer dieci profughi alla stazione ferroviaria di Gorizia, a cui si sono aggiunti altri 19 individuati dalla Polizia di frontiera. In totale fa 29: altre 29 persone che si aggiungono al già altissimo numero di richiedenti-asilo non coperti da convenzione.
La Prefettura? Ieri abbiamo tentato di contattare i vertici ma senza fortuna. Probabilmente, non è stata ancora individuata una soluzione per dare un tetto e una sistemazione a tutte queste persone. Insomma, c’era poco da dire.
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