Gorizia, tra spazi vuoti e pieni i contrasti di un 2020 fotografato sull’orlo dell’emergenza Covid

Strade deserte, funerale di Stefano, confini chiusi, solitudine e gioia: l’anno appena terminato riassunto nelle immagini di Pierluigi Bumbaca

GORIZIA Ci sono foto che parlano da sole, come quella dell’operatore della Croce rossa che nella prima domenica di lockdown percorre in solitudine corso Verdi o, viceversa, quella della folla intorno alla bara del piccolo Stefano Borghes al campo di calcio di Straccis. Nelle immagini scattate nel 2020 per Il Piccolo da Pierluigi Bumbaca insieme al fidato Roberto Marega, l’anno appena concluso oscilla tra vuoti e pieni. «Quel giorno non c’era anima viva a Gorizia, poi, in una città davvero deserta è saltato fuori questo operatore della Croce rossa che aveva appena terminato il turno. Contrasta con il funerale di Stefano Borghes. Purtroppo è stato terribile. Come padre di famiglia è stato il momento che mi ha toccato di più. Facendo questo mestiere si fa il callo a certi momenti drammatici, si scinde la parte emotiva da quella professionale, ma in certi casi, come in questo, non ce l’ho fatta. Ho dovuto fare le foto, ma sono stato malissimo. Umanamente ero molto provato perché ti immedesimi nel dolore senza conforto che può provare la famiglia».


La tragedia del pozzo ha portato all’interruzione del Premio Amidei, uno dei pochi appuntamenti che sono riusciti a partire in era Covid. Tra questi c’è stata la ripresa degli spettacoli del Verdi ma con molti posti vuoti. «Negli ultimi anni le stagioni sono state in crescita e hanno portato sempre al soldout. A causa delle limitazioni è stato shockante vedere il teatro allo stesso tempo vuoto e pieno, nel senso che raggiungeva la massima capienza consentita pur rimanendo con molti posti liberi». Discorso analogo per la messa di Pasqua officiata al Duomo dall’arcivescovo Redaelli in diretta streaming.
L’immagine simbolo legata al coronavirus a Gorizia è però quella dell’infermiera che esce dal neo-nato reparto Covid (5). «Quando ho fatto quella foto avevo i brividi perché fino al giorno prima dietro a quella porta c’erano ricoverati “normali”. Varcandola, ora c’erano persone in condizioni molto molto critiche e questo metteva a disagio».


La cronaca però ha regalato anche momenti di gioia, è il caso della proclamazione a Capitale europea della Cultura 2025. «I sindaci che esultano è il momento che guarda al futuro e contrasta con la chiusura della frontiera, un dato di fatto che non poteva essere ribaltato , ma che ha comunque portato qualcosa di buono: con la benzina “regionale” a 1 euro abbiamo riscoperto i nostri distributori. Il confine non ha però fermato il fenomeno dei clandestini.
L’ultimo scatto tra vuoto e pieno è dedicato alla matura: «Mi immedesimo nella ragazza del Classico. I giovani stanno vivendo una socialità assolutamente limitata. Le quinte dell’anno scorso, da un giorno all’altro, non si sono più viste e non hanno avuto più modo di condividere la fine di un percorso fatto fino a quel momento assieme. È un davvero un peccato». —
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