Gorizia, violate norme sulla sicurezza: sospese otto imprese edili

GORIZIA Sono 8 le attività di impresa sospese nell’ambito delle attività di controllo dei carabinieri del Nucleo operativo del lavoro di Gorizia e del Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Venezia con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Gorizia. Nel complesso nell’Isontino sono state contestate 12 violazioni in materia di sicurezza per un totale delle sanzioni di circa 150 mila euro.

Le ditte controllate sono state 9 e 18 i lavoratori. Tra questi uno era stato impiegato irregolarmente con contratto di lavoro di apprendistato privo dei requisiti previsti dalle normative e riqualificato quale lavoratore subordinato. Altri sei lavoratori, di nazionalità kosovara, erano invece privi del permesso di soggiorno per motivi di lavoro in Italia.

Nello specifico, per quanto riguarda Gorizia, nel corso delle attività ispettive effettuate in due cantieri edili per la ristrutturazione e riqualificazione energetica legata al 110% di altrettanti edifici residenziali, sono state riscontrate violazioni in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro relative alla presenza di aperture nel vuoto prive di difese anti-caduta, il deposito di materiali di risulta sulle impalcature, la presenza di impalcature non a norma, la viabilità di cantiere compromessa dalla presenza di materiali sporgenti e pericolosi, impianti elettrici non a norma e mancata redazione del Piano operativo di sicurezza. Nei confronti di otto ditte è stata decisa la sospensione dell’attività per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e sonos tate contestate sanzioni amministrative per oltre 40 mila euro. Per il lavoratore impiegato con contratto di lavoro di apprendistato seppure privo dei requisiti di legge previsti, oltre alla sanzione amministrativa i carabinieri hanno proceduto al recupero dei contributi previdenziali ed assicurativi non versati.

È stata sanzionata inoltre l’impresa slovena che ha impiegato sei lavoratori del Kosovo con permesso di soggiorno per lavoro in Slovenia, ritenuto non idoneo per svolgere attività lavorativa nel territorio italiano. La ditta non aveva neppure comunicato il distacco transnazionale dei lavoratori in Italia e non aveva provveduto alla nomina di un referente in Italia.

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