Gregori: «La lista con Maccarini non era all’altezza della sfida»

«Due anni fa ho deciso di non partecipare alla lista del MoVimento 5 Stelle di Monfalcone perché la reputavo indegna di rappresentare un progetto politico e culturale in una piazza difficile come quella della città dei cantieri, ma soprattutto non formata da persone di sufficiente caratura per poter perseguire determinati obiettivi». Rompe il silenzio, Alice Gregori. Lei, ch’era la candidata in pectore dei grillini e tuttavia bruscamente si ritirò in corsa senza dare spiegazioni plausibili, ch’era passata alla cronaca per i ficcanti j’accuse scagliati contro il Pd e i pepati battibecchi con Enrico Gherghetta, traccia oggi un’analisi spietata sui rappresentanti del Movimento a Monfalcone.
Comune cruciale, ma isolato. Lasciato a se stesso, «in un disinteresse generale per via dell’attivismo locale», dice. Ma allora chi rappresenta in città il mondo pentastellato? Sugli scranni è rimasto, dopo la trasmigrazione di Elisabetta Maccarini nel Gruppo misto, solo Gualtiero Pin, ex Italia dei valori, un passato di assessore nella giunta Altran, poi dalla stessa defenestrato. Di due consiglieri in aula ne è rimasto uno solo. E, come osservato l’altro giorno dal portavoce regionale Andrea Ussai, ora il lavoro è tutto in salita.
L’abbandono di Maccarini ha dunque aperto il vaso di Pandora. Ne è uscito un clima di veleni, di incomunicabilità con gli altri gruppi pentastellati che invece a Ronchi e Staranzano collaborano. Con il voto alle europee e comunali alle porte cosa accadrà? Soprattutto: chi avanzerà? Gregori, opposta a Maccarini, paradossalmente assolve l’ex grillina: «Inutile prendersela con lei: oggi tutti si smarcano, ma le responsabilità stanno in chi ha supportato la lista». Lo ha scritto anche sulla sua bacheca social: «Oggi la risultanza, dopo due anni di totale inerzia, è di veder dimezzata la già scarsa rappresentanza, figlia di un risultato elettorale tra i peggiori ipotizzabili. Il problema non risiede nelle dimissioni, condivisibili o meno di un consigliere, ma nel fatto che ci si possa ritrovare a discutere dell’opportunità o meno delle dimissioni di chi non avrebbe nemmeno dovuto, per manifesta incapacità, prendere parte alla lista, figuriamoci poi in veste di candidato sindaco». «La disamina odierna – aggiunge – deve dunque vertere sulla totale mancanza di selezione a monte, e non sulle conseguenze di tali scelte». «Tutto ciò – chiarisce Gregori – è frutto di decisioni prese interamente a uso e consumo personale, in primis da chi si sentiva in grado di poter rappresentare come candidato sindaco il M5S, a seguire da parte di chi ha copartecipato a creare una lista non all’altezza della situazione, e in ultima, ma non meno importante battuta, dagli equilibristi democristiani, sempre con la calcolatrice in mano per calcolare come non scontentare il potenziale corpo elettivo interno». –
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