«Guai tagliare fondi alla ricerca d’élite»

Usciranno indenni dal primo ceppo di spending review, e di questo ne sono certi, ma temono di poter essere contagiati in un secondo tempo, per via indiretta, per quei rapporti di collaborazione intrecciati talvolta fra loro e i colleghi degli enti vigilati dal Miur (come Area, Ogs, Istituto nazionale di fisica teorica e Osservatorio astronomico), i più esposti a questa spending review foriera di sacrifici, leggasi tagli. Per questo negli istituti a carattere (e finanziamento) assolutamente internazionale si sentono alla fine tutti sulla stessa barca, e anche per questioni di principio, dei partner che stanno prevalentemente sotto l’ala dello Stato italiano, come fa capire ad esempio Sandro Scandolo, delegato alla relazioni locali e nazionali dell’Ictp, il Centro internazionale di Fisica teorica. Con una solidarietà che si cementa, come è naturale che sia, proprio nella decantata Trieste che campa di pane e ricerca. Ma, in questi stessi istituti a respiro mondiale, si guarda al tempo stesso oltre i tagli, oltre i possibili effetti collaterali, lavorando già sull’antidoto. Che si chiama merito, come lascia a sua volta intendere Mauro Giacca, il direttore della sede triestina (e italiana, in Area Science Park) dell’Icgeb, il Centro internazionale di Ingegneria genetica e Biotecnologia: più soldi o per lo meno non di meno, predica Giacca, per i grandi progetti internazionali, appunto, a discapito di quelli a dimensione più locale. Progetti internazionali che qui a Trieste contraddistinguono per inciso in larga misura, proprio in virtù della rete di collaborazioni tra le varie realtà scientifiche radicate sul territorio, anche le attività dei cosiddetti enti vigilati dal Governo. Una rete che si fa nelle parole degli addetti ai lavori - sulla scia della carica provata a suonare negli scorsi giorni da Andrea Vacchi, presidente della Fit, la Fondazione internazionale Trieste per il Progresso e la libertà delle scienze - un po’ delizia e un po’ croce.
«Benchè l’Ictp non abbia subito tagli rilevanti quest’anno - spiega in proposito Scandolo - le ricadute dei tagli agli altri enti sono comunque importanti, a causa dei rapporti collaborativi che intercorrono tra le istituzioni scientifiche del Sistema Trieste. L’Ictp, in particolare, ha stretti contatti con il Cnr, con l’Infn, con l’Università e con la Sissa, tanto per citare alcune delle realtà locali colpite dalla spending review. Condividiamo totalmente il grido di allarme lanciato proprio dal direttore della Sissa, Guido Martinelli, perchè è anche grazie all’eccellenza delle istituzioni che ci circondano che l’Ictp riesce ad esempio ad attirare a Trieste seimila scienziati ogni anno, provenienti da tutto il mondo, specie dai paesi in via di sviluppo. È grazie all’eccellenza dei nostri colleghi triestini che riusciamo a mettere in piedi iniziative che singolarmente faremmo fatica a concepire».
Quanto ai tagli extra-spending, il “Senior scientist” del Centro di fisica teorica precisa che «i nostri fondi italiani non sono diminuiti, ma da parecchi anni non vengono aggiustati per l’inflazione, il che corrisponde, in termini reali, a una riduzione. A questo si è aggiunta quest’anno una riduzione modesta ma significativa dei fondi che riceviamo dall’Unesco, che ha operato tagli lineari a tutte le sue attività a seguito del ritiro del contributo americano proprio all’Unesco».
L’Icgeb, invece, prende contributi romani non dal Miur, come l’Ictp, ma dal ministero degli Esteri, al pari della Twas, l’Accademia delle scienze per i Paesi in via di sviluppo, da dove invece in questa occasione si sceglie la via del silenzio istituzionale. «La spending review non ci tocca né abbiamo commesse rilevanti dagli enti vigilati come ad esempio il Sincrotrone - puntualizza Giacca - ma noi come Icgeb abbiamo già pagato cara l’ultima Finanziaria nazionale, quella dei grandi tagli ai ministeri. Gli Affari esteri, fino all’anno scorso, ci erogavano circa 12 milioni e 600mila euro. Ora siamo nell’ordine dei 10 milioni e 600mila. Ciò ha comportato una riduzione di alcune borse di studio e di alcuni progetti di cooperazione».
Come uscirne, da questa crisi e da questa generalizzata contrazione di risorse destinate proprio alla ricerca? «È difficile dare una risposta univoca», ammette Giacca, in quella che è una presa d’atto di un momento difficile: «Va detto che c’è bisogno, sì, di razionalizzare i finanziamenti, nell’ambito di un discorso di merito. Il taglio dovrebbe essere indirizzato là dove le attività denotano un non significativo peso internazionale». Ma «a Trieste gran parte delle attività di ricerca è di grande respiro internazionale». Morale: «Sarebbe logico venissero preservate».
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