I 90 anni di Primo Rovis «Povera la mia Trieste»

«Povera Trieste, quanto la fa soffrire questa Regione che la tratta come una palla al piede». Primo Rovis, per tutti i triestini “il commendatore”, ha appena compiuto 90 anni. Ma la sua verve, il suo piglio contro chi tocca la sua Trieste, non sono sbiaditi.
Si muove aiutato da un bastone, le gambe non sono più quelle di una volta che gli permettevano di fare chilometri nelle piantagioni di caffè in Brasile o di arrivare fino ad una cava dove assistere al ritrovamento di qualche prezioso fossile. Seduto alla scrivania del suo ufficio di piazza San Giovanni, in mezzo a mille carte, si guarda allo specchio e commenta: «Ma dove sono questi 90 anni?» Sempre molto elegante: giacca grigia in cachemire, gemelli in oro ai polsi, cravatta a righe in tinta. Stamattina, alle 11.30, nella sala del Consiglio comunale, il sindaco Roberto Cosolini gli conferirà la civica benemerenza.
Commendatore, lei nella sua lunga vita non si è fatto mancare nulla: viaggi, soldi e affari, belle donne, un po’ di politica. Facendo un bilancio dei suoi 90 anni cosa non rifarebbe?
Non mi pento di nulla ho sempre valutato pro e contro di quello che facevo. L’unica parentesi che mi ha dato tanta delusione è quella di Amare Trieste.
Perchè?
Lasciamo perdere, non ho voglia di parlarne...
Di cosa va più fiero?
Di quello che ho fatto per la mia Trieste, nessuno ha dato a questa città quanto ho dato io. La benemerenza volevano darmela già anni fa ma io non ho accettato perché non avevo fiducia in chi voleva consegnarmela.
E professionalmente, di cosa si vanta?
Del fatto che da povero orfano, sono riuscito a creare un impero. A 8 anni, con un piccolo martello che ancora conservo, spaccavo i muri e producevo ghiaia: un metro cubo me lo pagavano 11 lire. Poi, nel 1947 sono arrivato a Trieste e ho fatto realizzare i più grandi depositi di caffè, facendo passare i sacchi stipati in Porto da 180 mila a 3 milioni.
Volendo dare un giudizio agli attuali amministratori triestini, che voto assegna a Cosolini?
Il massimo, un 10 perché mi ha dato soddisfazione volendomi conferire la benemerenza. Mi piace perché è una persona popolare.
E all’ex sindaco Dipiazza?
È un caricato, megalomane, però va riconosciuto che ha fatto qualche cosa di buono per Trieste.
Cosa?
Tutti i lavori, come, per esempio, le Rive.
Chi è stato secondo lei il miglio sindaco di quest a città? «Spaccini il più bravo. Il nome di quello che secondo me è stato il peggiore non lo farò mai.
Alle passate elezioni lei ha sostenuto apertamente la candidatura dell’attuale presidente della Provincia...
Bassa Poropat è una persona perbene, mi piace il suo modo di fare. Tuttavia quando venne eletta, pur sapendo del mio influente appoggio, nel momento in cui le ho chiesto un appuntamento ha consultato l’agenda per mesi.
È anche nota la sua stima per Marina Monassi...
A lei il massimo dei voti. E’ competente in materia portuale. Con lei il porto funzionerebbe ma mancano gli imprenditori. E io saprei dove andare a cercarli.
Cosa ne pensa della questione Porto Vecchio. Lei è sempre stato un sostenitore del Punto Franco.
Se il Padre Eterno ha deciso che quell’area è destinata ad attività portuali nessuno deve metterci bocca. Eravamo tra i sette porti più importanti del mondo e siamo stati in grado di rovinare tutto.
Ne ha anche per Giulio Camber e Antonio Paoletti?
Con il senatore abbiamo fatto una “baruffetta” anni fa ma l’ho sempre stimato. È un uomo intelligente, colto che talvolta lavora sott’acqua. Tengo in camera un quadro con la Madonna di Tersatto che Camber mi ha regalato tantissimi anni fa. Io prego sempre la mattina, recito un Padre Nostro. Come Camber sono molto cattolico. Riguardo a Paoletti mi sento di dargli un consiglio: metaforicamente gli dico che non si può stare dietro a venti donne: prima o poi una si trascura. Mi riferisco ai suoi incarichi. Lui è un volenteroso ma ha troppe cariche mentre è bene avere precisi obiettivi.
Dei “vecchi” triestini chi ammira?
Non dimenticherò mai la figura di Manlio Cecovini. Dei miei attuali amici, invece, stimo l’intelligenza dell’avvocato Enzio Volli.
Parliamo della città che va in malora. Questo 2012, complice anche il maltempo, ha messo a nudo tutte le carenze e la vetustà dell’ospedale di Cattinara.
Quella critica situazione, come pure quella del Burlo, sono dovute alla poca attenzione che la Regione dedica a Trieste. Ho sempre sostenuto che la Regione è “friulanocentrica” e che la nostra Trieste ne ha sempre risentito.
Cosa la emoziona ancora?
Gli anziani poveri e lasciati soli e i cani che a volte sono più buoni delle persone. Anche a chi è solo, danno tanto affetto.
Come trascorre le sue giornate il novantenne Primo Rovis?
Mi danno tanta soddisfazione i miei tre nipotini e per passione continuo a curare la mia collezione di fossili e minerali, la più importante del mondo. Trieste non ha apprezzato questa mia passione che invece è stata tanto valorizzata in altri paesi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








