I contras della Lega accusano: «Anche qui sparivano soldi»

Giorgio Marchesich (Camicie Verdi): «La sagra di San Luigi fruttava 15 milioni di lire a sera, denaro mai registrato». Fedriga: «Bossi tradito dalla famiglia»
Lasorte Trieste 10/05/11 - Piazza della Borsa, Lega Nord, Renzo Bossi
Lasorte Trieste 10/05/11 - Piazza della Borsa, Lega Nord, Renzo Bossi

Il fuoriuscito col dente avvelenato sputa veleno: «Bossi? È la mente di tutto, meno male che hanno fatto fuori questo comitato d’affari che è la Lega, il ben noto “mangia-mangia”». Il leader parlamentare, reduce dal congresso federale, si tiene fermo: «Ho visto Bossi piangere». Il capogruppo comunale confessa: «Se è tutto vero, è molto imbarazzante, ma figurarsi se un capogruppo triestino ne sa qualcosa, l’importante è capire presto che cosa succede in questo paese: un sistema o colpa di singoli?». L’ultimo arrivato nella piccola truppa distingue e filosofeggia: «Bossi onestissimo, la “base” leghista pure, il figlio un errore, i partiti portano le idee, poi gli uomini fanno i partiti, cadono sulla ricchezza...».

Lega a Trieste: lo scandalo dei soldi distolti che ha portato Bossi a clamorose dimissioni non scuote nel profondo una città che non è certo “leghista”, ha già dato in campo separatista a suo tempo, col Melone. Massimiliano Fedriga, il giovane segretario e parlamentare che al prossimo congresso passerà la mano dopo 9 anni (di cui 3 già in deroga), difende e attacca: «È un processo di rinnovamento, Bossi non è indagato, qui casomai c’entra la famiglia, son contento che le cose vengano a galla, perché le mele marce vanno cacciate, non la daremo vinta a quattro delinquenti: chiunque sbaglia, deve pagare». Ma Fedriga ammette: «Ripercussioni elettorali ci saranno, è ovvio, ci sono persone deluse che guardavano alla purezza della Lega, partito degli onesti. Bossi è stato tradito dalle persone più vicine, piangeva, tutti piangevano al congresso federale...».

Giorgio Marchesich, leghista della prima ora e poi “Camicia verde” e Fronte Giuliano e ora responsabile triveneto dell’associazione fiancheggiatrice Volontari verdi per l’indipendenza della Padania, è invece un fiume in piena: «Già nel ’94 si era capito tutto, il tesoriere triestino Fabrizio Roma, consigliere della Lega, fu arrestato per usura, aveva anche costretto l’usurato a bastonarmi e distruggermi l’auto, infine aveva patteggiato la pena. E i soldi in nero? C’erano già allora. Facevamo la nostra festa a San Luigi, 15-16 milioni di lire d’incasso a sera, per una settimana: tutti soldi mai registrati. Oggi non mi meraviglio affatto. La Lega è diventata un partito della prima Repubblica, non ha mai lavorato per la “Padania”, si è scelta sempre i militanti più imbecilli per mettere su il comitato d’affari. Bossi? Un piazzista. Quanto a Fedriga, è un nulla condito di niente, gli auguro di trovarsi un lavoro quanto prima...».

Maurizio Ferrara, il capogruppo di cui sopra, nella Lega dal 2008 (ex dei Verdi), ricorda che «Andreotti è rimasto senatore a vita fino al terzo grado di giudizio», giudica l’atto di Bossi «responsabile e coraggioso» e confessa di non avere «la più pallida idea» di quel che succede nel partito. Il suo collega in Consiglio comunale, Roberto De Gioia, ora con la Lega dopo candidature in più partiti «fedele all’autonomismo non alle sigle», scinde appunto cosa da cosa: le idee dai partiti, i partiti dagli uomini, gli uomini dai soldi. «Guardiamo al Psi: un grande ideale offuscato dagli scandali». De Gioia si fidava: «Scossone utile, pensavo che la Lega fosse portatrice di valori, Bossi dopo la malattia ha sbagliato, avrebbe dovuto costruire la successione. L’unico malcontento di tutti era proprio la sua famiglia, ha scocciato quel figlio imposto. E non amato da nessuno».

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