I fedelissimi di Savino in pressing sul Cavaliere

Spunta una lettera di parlamentari e consiglieri regionali per blindare la coordinatrice. Si sostiene che non sapesse delle condizioni di Romoli quando l’ha scaricato
Lasorte Trieste 09/10/17 - Consiglio Regionale, Incontro Centrodestra, Savino, Riccardi
Lasorte Trieste 09/10/17 - Consiglio Regionale, Incontro Centrodestra, Savino, Riccardi

TRIESTE. «No, io non firmo». Il deputato forzista Guido Germano Pettarin si tira fuori dall’iniziativa dei colleghi parlamentari a difesa di Sandra Savino. Una lettera da indirizzare a Silvio Berlusconi per raccontare come sono andati i fatti nella delicatissima vicenda che ha visto la coordinatrice regionale rimarcare il disallineamento dal percorso del partito di Ettore Romoli mentre il presidente del Consiglio, scomparso pochi giorni fa, era ricoverato in condizioni gravissime in ospedale a Udine.

Quella lettera, ieri, è stata immaginata come reazione alle voci che volevano Berlusconi deciso a cambiare immediatamente rotta e ad affidare il partito al sindaco di Cividale Stefano Balloch. Un tentativo di chiarimento, in sostanza, perché in quel testo si intende spiegare al leader azzurro che Savino, nell’accusare Romoli di essere uscito dalle regole per avere confermato per qualche mese Giorgio Baiutti, del Pd, capogabinetto in piazza Oberdan, non era a conoscenza dello stato di salute del presidente dell’aula. E dunque, come ha chiosato il consigliere regionale Franco Mattiussi, non era sua intenzione «umiliare» Romoli, ma solo rivendicare il ruolo di coordinatrice, puntualizzare che no, regali al “nemico” non si fanno.

Fatto sta che in un partito che ha aggiunto un nuovo, drammatico caso a un 2018 da dimenticare – a meno che non si voglia esaltare un 12, 1% che è il peggior risultato di sempre di Fvg alle regionali – non si trova unanimità nemmeno in un’operazione meramente informativa. Pettarin, assessore di Romoli a Gorizia per due mandati, non ci sta. Gli arrivano richieste non da un solo collega, fa sapere, ma quella lettera non la vede e, in ogni caso, la penna resta in tasca.

«Non mi pare il caso di firmare alcunché – spiega – in una situazione in cui si interviene su una possibile riorganizzazione dei vertici regionali. Nulla che sia di mia competenza. In questo mi rimetto agli organi deputati, in primis al presidente Berlusconi». Un Berlusconi che la scorsa settimana, in una lettera al Corriere della Sera, aveva peraltro anticipato la volontà di ristrutturare Fi, «cambiando chi non funziona e premiando chi ha ben operato». Il restyling sarà nelle mani anche di un vicepresidente, di un comitato esecutivo e di un coordinamento nazionale che seguirà le attività dei coordinatori regionali, «che saranno affiancati da giovani coordinatori “virtuali” che si occuperanno delle comunità azzurre sui social».

Una valutazione dei singoli coordinamenti «caso per caso e in base ai risultati raggiunti», esplicita Sestino Giacomoni, responsabile dei coordinatori regionali azzurri che non entra nel merito del “processo” a Savino – che resta in assoluto silenzio – ma che fa sapere di un verdetto non ancora arrivato. Almeno «al momento». Mentre Gianni Letta, storico braccio destro di Berlusconi, pure ieri ha raccolto informazioni sulla vicenda, lettera a parte, è comunque ormai solare il braccio di ferro tra chi vuole difendere il vecchio regime e chi vorrebbe azzerare le cariche. E già parla di commissari e sub commissari pronti a entrare in azione. Se non questa settimana, la prossima, dopo la partita dei ballottaggi delle amministrative.

Il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, il primo a mettere sotto accusa Savino dopo le intempestive parole su Romoli, fa sapere di voler mantenere una promessa all’amico, vale a dire tutelare Gorizia in Regione, e propone il neoeletto Giuseppe Nicoli, vicesindaco di Monfalcone, come successore del presidente scomparso alla guida dell’aula. Poi, precisato che «non ci sono correnti pro o contro», si dice favorevole a dare il suo appoggio al ricambio: «Se Berlusconi decide in tal senso, avrà il mio sostegno. E dunque lo avrà pure Balloch, se toccherà a lui, visto anche come si è speso per Fi in tutti questi anni».

Quello che serve, secondo Piero Camber, è però ora una discussione «faccia a faccia». Con Balloch, racconta il consigliere regionale triestino, «mi sono visto poche volte, ma i rapporti sono stati buoni. Non è tuttavia una questione di nomi, ma di riordino complessivo. O ci guardiamo negli occhi o non ne usciamo in maniera positiva».

Il capogruppo in Consiglio Piero Mauro Zanin cerca da parte sua di mettere in sicurezza il partito: «L’iniziativa della lettera di chiarimento, con il coinvolgimento anche del gruppo regionale, può servire a difendere Fi dall’attacco di chi, dall’esterno, ha voluto strumentalizzare oltre misura le dichiarazioni di Savino. Che sono state sicuramente fuori tempo e inopportune, ma che sono servite a qualcuno per attuare un’azione mirata a indebolire il nostro consenso. Inaccettabile per chi ha risposto sul campo come seconda forza della coalizione».

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