«I miliardi del Fondo Trieste non sono serviti a niente»

Gianfranco Gambassini, leader storico del Melone, denuncia lo stato della città: «Non ha futuro. Non ha sfruttato il Porto Franco e ora le rifilano il rigassificatore»
Lasorte Trieste 01 06 04 - Panorama
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Trieste a fondo. Altro che Fondo Trieste. Lo sviluppo del territorio, previsto come oggetto dello strumento legislativo istituito nel 1955, non c’è stato. «Non si vede. Non si vede nella realtà. I 6.200 miliardi di vecchie lire non sono serviti a nulla» spiega Gianfranco Gambassini, 88 anni, grande vecchio della politica triestina, tre legislature in Regione, padre fondatore della fu Lista per Trieste. Il presidente onorario del Melone è di un pessimismo cosmico. La Trieste di oggi non è quella che immaginava quando è arrivato nel 1951. «Non solo economicamente. Trieste poteva essere, vista la sua posizione, una città cardine. Ma non lo è mai stata neppure lontanamente e ho paura che non lo sarà mai. Neanche in futuro. Non si vede muovere foglia in questo senso. Fa parte della decadenza naturale di Trieste che, malgrado le sovvenzioni del Fondo Trieste, io considero inarrestabile». Non c’è speranza, insomma. «Assolutamente. Io sono molto pessimista sull’avvenire di Trieste. Non lo vedo. La città non ha futuro».

Non è neppure colpa del Fondo Trieste. «L’utilità dello strumento era indiscutibile - spiega Gambassini -. Era il minimo di quello che il governo doveva a Trieste per tutte le sofferenze della guerra e dopo la guerra. Stiamo stati quasi 10 anni sotto gli anglo-americani. Ma non è stato sufficiente per rilanciare Trieste. Economicamente io la vedo molto, molto male».

Colpa della spartizione tra i partiti? Probabile. «C’era un tempo in cui (ma credo anche ora) che si ragionava esclusivamente per forze politiche. C’era una spartizione controllata che non teneva conto probabilmente dell’effettiva utilità del contributo, ma dell’utilità del contributo a fini politici. Un disastro».

«Un prezioso supporto per l’economia» l’ha definito Bruni Marini, consigliere regionale del Pdl e dal 1998 nella Commissione che ha governato il Fondo Trieste. Gambassini sorride e abbozza: «Sono stato consigliere regionale per tre legislatura, ma Marini non l’ho mai conosciuto. Non ho mai avuto rapporti personali con Marini. L’unica cosa che ho saputo è che è un pigro maledetto. Prima di mezzogiorno non si può ragionare con lui».

Ma non c’è solo il Fondo Trieste nella lista delle occasioni sprecate. C’è anche il Porto franco. Il “regalo”, come lo chiama Gambassini, che gli anglo-americani hanno voluto fare appositamente a Trieste nel trattato di pace. «Il governo italiano - spiega Gambassini - non ha mai voluto utilizzare il porto franco di Trieste nella sua integrità. Non c’è Porto Franco al mondo che non faccia le fortune del territorio dov’é collocato. Solo a Trieste non è successo. Non si è mai capito il perché. Probabilmente per le gelosie degli altri porti italiani».

Archiviato il Porto Franco, c’è un’altra cosa che sta a cuore a Gambassini. Il rischio che, nel vuoto politico attuale, sia il rigassificatore di Zaule a farla “franca”. «Il rigassificatore non si deve fare. Solo un pazzo può pensare a una cosa del genere. E una follia in partenza. Lo scriva. Ci tengo». A tal punto che il resto non conta. «Se lei ha la maniera di farlo sparire, faccia a meno di scrivere l’articolo».

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