I promotori ai consiglieri «Il dibattito va riportato immediatamente in aula»



«Chiediamo ai consiglieri comunali di porre in atto i meccanismi previsti dalla legge per portare in consiglio il dibattito sulle petizioni, anche ricorrendo al potere sostitutivo del prefetto».

È la precisa e perentoria richiesta avanzata ieri, dopo l’epilogo dell’assemblea civica di martedì, dal comitato promotore delle petizioni popolari, che ha voluto esprimere «corale indignazione per come la democrazia sostanziale che giustifica l’esistenza ed il fine istituzionale di un consiglio comunale sia stata affossata», come si legge nella nota diffusa dal comitato, che spiega anche che «quando si impedisce il voto si abdica dal rapporto che lega i rappresentanti dei cittadini ai loro elettori, e nel contempo si svuota l’ente comunale del suo ruolo esponenziale degli interessi di tutta la collettività».

Una cosa tanto più grave, per il comitato, dato che le petizioni riguardano il diritto alla salute e quello di vivere in un ambiente salubre di tutti i cittadini. Ancora, il comitato vuole smentire il fatto che fossero venute a mancare in aula le condizioni per proseguire i lavori dell’assemblea. «I numerosi video e la registrazione della seduta dimostrano che il folto pubblico ha seguito rispettosamente i lavori, inclusi i tanti bambini che accompagnavano i loro genitori – dicono i componenti di NoBiomasseGo –. Unica manifestazione in corso di seduta è stato l’applauso seguito al voto negativo alla mozione d’ordine del consigliere Collini, amara sottolineatura delle legittime aspettative disattese. Considerare un applauso come espressione di un gruppo di sediziosi e semplicemente risibile». Di qui poi la richiesta ai consiglieri: qualora non fosse convocato quanto prima un momento di confronto in consiglio per discutere le petizioni, andrebbe attivata ogni iniziativa prevista dalla legge, comprese quella estrema di rivolgersi al prefetto per una convocazione, prevista dal Testo unico degli enti locali. Infine il comitato vuole «conoscere in che ufficio siano conservate le carte delle oltre 3200 firme depositate, e chi ne sia custode e responsabile». —



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