I rapporti con la Cina e il futuro punti franchi nell’agenda romana del leghista Giorgetti

la visita
Cina e punti franchi. Due gli argomenti principali, legati al porto triestino, all’attenzione del sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, in visita ieri pomeriggio alle principali banchine dello scalo. Era accompagnato dal governatore Fedriga, dall’assessore Roberti, dai sottosegretari Vannia Gava e Vincenzo Zoccano.
E’ la Cina a intitolare il capitolo primo: a fronte del ventilato interessamento asiatico per investimenti sul porto triestino (il realizzando Molo VIII potrebbe essere l’attrattiva maggiore), Giorgetti ha detto che «essere corteggiati è sempre un buon segno», aggiungendo poi in via prudenziale «come vada a finire non so». Perchè l’esponente governativo leghista vuole capire cosa effettivamente i cinesi vogliano fare, comunque di svendite non se ne parla, tanto meno in una realtà come il porto triestino «che ha le sue normative specifiche e deve essere salvaguardato nella sua specificità». Non si tratta solo di accogliere finanziamenti - ha detto Giorgetti - si tratta di verificare la portata dei progetti. Dunque nessun pregiudizio nei confronti di eventuali investimenti cinesi - ci mancherebbe - come d’altronde testimoniano le missioni governative nel Celeste Impero: certo i cinesi non potranno riproporre i modelli ritenuti “neo-coloniali” utilizzati in Africa, «va beh che siamo messi male - ha celiato il sottosegretario - però...».
Sul secondo punto in agenda, dal titolo punti franchi, Giorgetti ha assicurato il segretario dell’Autorità portuale, Mario Sommariva, che contatterà il ministero dell’Economia e delle Finanze, per trovare un punto d’intesa tra esigenze doganali e operatività della franchigia. In sostanza l’Autorità vuole capire - ha detto Sommariva con garbo nel suo intervento introduttivo parlando di «sinergia» - quali margini effettivi esistano per lo svolgimento di attività produttive nelle aree di punto franco. Sommariva ha esplicitamente richiamato l’esperimento nei capannoni ex Wärtsilä acquisiti da Interporto e candidati ad accogliere iniziative logistiche ma anche industriali (vedi i televisori Seleco). L’Autorità, che gestisce i punti franchi, non intende restare con il proverbiale cerino in mano, a rischio di scottarsi le dita se le Dogane interpreteranno in maniera restrittiva il concetto di “made in Italy” (come è sovente avvenuto in passato). Così, salutando Sommariva sulla porta dell’authority alla Torre del Lloyd, Giorgetti gli ha detto che si occuperà del tema con il dicastero guidato da Giovanni Tria. Insieme a un altro problemino stavolta di natura finanziaria: nella realizzazione della piattaforma logistica l’Autorità ha anticipato 20 milioni causa fondi andati in perenzione, non rientrare di quella somma metterebbe l’ente in difficoltà di liquidità.
Assente Zeno D’Agostino, Sommariva ha ricordato all’ospite che Trieste è primo porto italiano, primo porto ferroviario, primo porto petrolifero nel Mediterraneo, 11° porto in Europa. Nel corso del 2018 i container sono saliti di oltre il 15% e i treni sono cresciuti di quasi il 20%. La scommessa intermodale sarà irrobustita dall’alleanza con la tedesca Duisburg, capolinea dei collegamenti ferroviari con la Cina: entrerà, come annunciato già in gennaio, nell’assetto azionario di Interporto. Giorgetti ha infine concluso il pomeriggio portuale ai Moli VII e V. —
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