I Regeni: «Senza Giulio da 40 mesi e la verità è ancora molto lontana»

«Siamo lontani dalla verità. La strada è ancora molto lunga e la morte di Giulio è una ferita che lacera il diritto umano. Non ci fermeremo e continueremo la nostra battaglia fino a quando non conosceremo i nomi dei colpevoli a qualunque livello essi appartengano. Noi non molliamo. In questa situazione abbiamo imparato cosa significa avere il sostegno della gente anche attraverso striscioni, gadget e sui social». Quello riportato è solo uno stralcio di una parte degli interventi della famiglia Regeni, nell’intensa serata piena di emozioni vissuta venerdì sera nella sala del teatro della parrocchia di San Nicolò, strapiena di gente, per ricordare il dramma sempre vivo della barbara uccisione di Giulio Regeni.
Il ricercatore di Fiumicello scomparso in Egitto il 25 gennaio 2016 e trovato morto il 3 febbraio in un fosso ai bordi dell’autostrada Cairo-Alessandria con evidenti segni di tortura. Da allora c’è stata una grande mobilitazione che non si è mai fermata per la tenacia di una famiglia nel perseguire una verità che non arriva. La serata, infatti, che aveva come tema “La Verità è un tuo diritto per conoscere e crescere nella libertà”, è cominciata con un messaggio di Alessandra Ballerini, l’avvocato di difesa della famiglia che ha confermato: «Abbiamo i nomi di almeno 20 persone egiziane implicate, di agenti segreti, ma ancora non conosciamo il mandante. A livello parlamentare, però, qualcosa si è incrinato. Il Presidente della Camera, Roberto Fico, ha interrotto la collaborazione con il parlamento egiziano». È seguita, poi, la ricostruzione storica della vicenda nella sua crudezza, raccontata nel Docufilm “Nove giorni al Cairo” realizzato dal due giornalisti di Repubblica.it.
Erano presenti la signora Claudia Deffendi, mamma di Giulio, più tardi è arrivato anche il papà Claudio, poi l’organizzatore dell’evento Guido Baggi, quindi Antonella Tripani che ha parlato dell’incarico di Giulio a Fiumicello quando venne nominato assessore nella “giunta dei giovani” e Alessio Russi di Bisiachinbici che ha raccontato il viaggio a Roma per trovare verità per Giulio. Infine il saluto finale in musica con Margherita Baggi (voce) e Piercarlo Favro (chitarra) considerato «come una luce sul diritto della libertà».
Non è stato semplice dopo la proiezione del filmato riprendere a parlare, neanche per la giornalista-moderatrice Luisa Pozzar, poiché la sala era pervasa dalla presenza silenziosa e rispettosa di un pubblico, ammutolito dalla rievocazione dei particolari della tragica vicenda cioè: la denuncia alle autorità di Mohamed Abdallah, il presidente del sindacato degli ambulanti del Cairo, la sparizione e il ritrovamento del corpo, il ritorno della salma in Italia, l’autopsia di un corpo torturato e sfigurato, le difficili indagini e la mancata collaborazione del regime egiziano.
«Sono passati 40 mesi senza Giulio – così mamma Paola – e per me questa serata non è facile perché nel rivedere il documentario mi è venuto un nodo in gola. Giulio non era una persona sprovveduta, neanche una testa calda. Come lavoro faceva il ricercatore, ma si è trovato in mezzo a una bestialità che non pensavo potesse esistere. La fiducia riposta da Giulio nelle persone, purtroppo è stata mal ripagata». —
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