I tre omaggi di Ronchi per celebrare il 2 giugno

Partigiani, caduti e carabinieri uccisi nel 1991 ricordati da  autorità e associazioni. Vecchiet: «Dobbiamo restare uniti»
Bonaventura Monfalcone-02.06.2019 Cerimonia per la festa della Repubblica-Ronchi dei Legionari-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-02.06.2019 Cerimonia per la festa della Repubblica-Ronchi dei Legionari-foto di Katia Bonaventura



Tre tappe fondamentali, prima dell’ormai tradizionale incontro con le persone nel giardino della baita alpina. Sono quelle, ieri mattina, percorse dalle delegazioni che, in questo modo, hanno ricordato il 2 Giugno, festa della Repubblica. Il monumento dedicato alla Resistenza di piazza Unità, il cippo che ricorda l’uccisione di tre carabinieri al quartiere bolognese del Pilastro, il monumento ai Caduti di via San Lorenzo.

Qui l’amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari ha voluto ricordare chi ha immolato la propria vita per la nascita della nostra nazione e chi, invece, l’ha persa per difendere i cittadini.

È stata ancora una volta una festa di popolo, alla quale non sono mancate le persone, l’appuntamento organizzato ieri a Ronchi dei Legionari per il settantreesimo anniversario dalla nascita della Repubblica. Una giornata suddivisa in diversi momenti e caratterizzata dall’ormai tradizionale cerimonia dell’alza bandiera promossa nell’accogliente giardino dell’associazione nazionale alpini. A impreziosire questa manifestazione, prima di una rinfrancante e attesa pastasciutta per tutti, il coro della società filarmonica Giuseppe Verdi che, al traguardo dei suoi 150 di vita, accanto agli inni nazionale, europeo e dell’inno a Ronchi, ha eseguito anche il “Va pensiero” del 1842, inserito da Giuseppe Verdi nella sua opera “Nabucco”.

«Sebbene queste cerimonie rievocative in Italia siano poco seguite – sono state le parole del sindaco, Livio Vecchiet, presente assieme ad altri esponenti dell’amministrazione e al capogruppo delle penne nere, Giorgio Grizonich – posso dire che, con orgoglio, il nostro Comune continua ad organizzarle, in quanto questa giornata è simbolo di una nazione che trova le radici e i valori della sua unità ed identità anche nei Comuni: libertà, patria, istituzioni, dovere, servizio non sono per noi. Parole che possono apparire vuote ma che, invece, sono saldi valori sui quali si fonda l’essere cittadini di questo Stato».

Valori che sono condivisi con chi, ogni giorno, si sacrifica per difenderli, anche a costo della propria vita, come gli appartenenti alle Forze armate, alle Forze di polizia, ai Vigili del Fuoco e ai componenti del Servizio nazionale di protezione civile, ai volontari del Servizio civile, ai professionisti del Servizio sanitario e della Croce Rossa, agli agenti della Polizia penitenziaria e delle Polizie locali.

«Tutti – ha proseguito il primo cittadino – dobbiamo essere uniti dietro al tricolore». Ed emblematico è stato proprio l’omaggio ai tre carabinieri uccisi a Bologna nella strage del quartiere Pilastro, il 4 gennaio del 1991: Otello Stefanini, Mauro Mitilini ed Andrea Moneta. «Una presenza, quella dei carabinieri – ha aggiunto Vecchiet – che da sempre rassicura i cittadini italiani. Una presenza territoriale con quasi 5000 stazioni, che rappresentano un importante punto di riferimento sociale dei cittadini. Dai carabinieri non si va solo per sporgere le denunce, ma anche per consigli, per raccontare i nostri problemi e la porta è sempre aperta». —



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