Il cane in auto a 38 gradi che agonizza e muore Lui in bar che si ubriaca

LATISANA. Ha cercato in tutti i modi una via di fuga da quell’auto parcheggiata sotto il sole e diventata un vero e proprio forno. Chiuso in quella prigione mortale, si è strappato il pelo nel disperato tentativo di infilarsi sotto il sedile, alla ricerca di una salvezza impossibile, in un’auto parcheggiata da ore in pieno sole in una giornata in cui il termometro ha sfiorato i 38 gradi.

Un’agonia durata ore per un povero cane lasciato in auto dal suo padrone, un48enne di nazionalità russa e residente in Germania, in vacanza in Italia e avventore di un vicino bar, mentre il cane di casa moriva in una lenta e atroce sofferenza. A nulla è servito l’intervento degli agenti della Polizia locale che hanno gettato dell’acqua fresca sul corpo della bestiola, attraverso il finestrino lasciato appena abbassato dal 48enne. Un primo intervento di soccorso, in attesa del carroattrezzi e dei vigili del fuoco per aprire l’abitacolo, purtroppo rimasto vano perché quando è stato finalmente possibile portare l’animale all’esterno dell’auto, la povera bestia era già agonizzante e a nulla sono valsi i tentativi di rianimazione messi in atto dal veterinario dell’Azienda sanitaria.

Rintracciato dagli agenti il russo era sotto l’effetto dell’alcool, una circostanza che ha reso particolarmente complessa l’attività di relazione fra le forze dell’ordine e l’uomo che, portato al comando, ha cercato di colpire con una testata la persona alla quale è stata affidata l’auto dov’è morto il cane e ha tenuto nei confronti dei vigili un atteggiamento ostile. Al comando è arrivato anche personale del 118 per sincerarsi delle condizioni di salute del cittadino russo-tedesco in preda a ubriachezza molesta, per la quale la sua posizione si è ulteriormente aggravata.

Il sostituto procuratore Elisa Caligaris ha disposto di approfondire la dinamica dell’evento, arrivando a formulare nei confronti del russo proprietario dell’animale, una denuncia in stato di libertà per l’ipotesi di reato di maltrattamento, che punisce con la reclusione da quattro mesi a due anni «chiunque per crudeltà o senza necessità cagioni la morte di un animale». —

P.M.

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