Il compositore Visnoviz tra gli “sfrattati”

«Nel campo 2 di Sant’Anna sotto una piccola scultura di Franco Asco, giacciono i resti di un geniale ma tormentato pianista e compositore post-romantico, Eugenio Visnoviz (1906-1931), che “alla...

«Nel campo 2 di Sant’Anna sotto una piccola scultura di Franco Asco, giacciono i resti di un geniale ma tormentato pianista e compositore post-romantico, Eugenio Visnoviz (1906-1931), che “alla musica sacrò la vita / con cuore umile alte mete sognando”, ma che - giovanissimo - scelse infine di darsi la morte» scrive Roberto Curci nel suo libro “I cimiteri di Trieste. Un aldilà multietnico”. Quella di Visnoviz (nella foto) è tra le 260 tombe di famiglia che rischiano lo sfratto. Il musicista suicida a 25 anni riposa sotto la statua di una donna seduta che suona la lira, in pessimo stato di conservazione, firmata da Franco Asco che a Trieste realizzò, tra l’altro, la statua dorata della Madonna posta sopra la colonna di piazza Garibaldi. Eugenio Visnoviz, o Visnovitz, fu pianista e compositore precoce nella Trieste mitteleuropea di Italo Svevo. Discepolo del boemo Adolfo Skolek, Visnoviz fu solista già dall’esordio nonché affidabilissimo accompagnatore. Collaborò con il Quartetto triestino di Augusto Jancovich, il violinista Cesare Barison e il violoncellista Ettore Sigon, tenne concerti e tournée in Egitto e Stati Uniti. «Scriveva di getto - ricorda Vito Levi - abbondante, senza esitazione alcuna. Quando l’opera era finita, la nascondeva alla vista degli altri come una creatura nata da un amore proibito, e se non la distruggeva, si compiaceva con infantile crudeltà di lacerarne il manoscritto in due pezzi».

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