Il confine nel Golfo di Pirano: la Corte deciderà l'8 lugio

BELGRADO. La Corte di Giustizia dell’Unione europea (Cgue), organo che dirime le controversie tra Paesi Ue e assicura la corretta interpretazione e applicazione del diritto europeo, affronterà il prossimo otto luglio il ricorso della Slovenia contro la Croazia relativo alla sentenza di arbitrato sulla frontiera tra i due Stati, emessa nel giugno del 2017 dalla Corte permanente di arbitrato (Cpa).
La sentenza stabiliva sia i confini marittimi sia quelli terrestri tra i due Stati e assegnava quasi interamente a Lubiana la baia di Pirano, con accesso diretto alle acque internazionali. Il ricorso era stato presentato l’anno scorso dall’allora governo guidato da Miro Cerar, oggi ministro degli Esteri nel nuovo gabinetto retto da Marjan Sarec, dopo che Zagabria aveva abbandonato il processo d’arbitrato rifiutandosi di rispettare la decisione arbitrale, a causa del sospetto che la decisione dei giudici fosse stata influenzata da presunte illegittime ingerenze slovene.
Niet croato che impedirebbe a Lubiana di «applicare il diritto comunitario in alcune parti del suo territorio, motivo per il quale la Slovenia ha intentato una causa contro la Croazia», ha specificato Cerar in una dichiarazione riportata dall’agenzia slovena Sta, in cui si sottolinea che il verdetto definitivo della Cgue sarà «valido e vincolante per il diritto internazionale». La denuncia slovena nei confronti della Croazia è stata presentata adducendo come causa il mancato adempimento degli obblighi derivanti dall’articolo 259 del Trattato Ue e il mancato rispetto della sentenza della Cpa. La posizione della Croazia è stata riassunta dall’agenzia Hina, che ha ricordato che nel 2015 Zagabria «ha deciso di uscire dall’arbitrato» sui confini dopo l’emersione di «contatti» tra un rappresentante del ministero degli Esteri sloveno e il membro sloveno del tribunale d’arbitrato. Uscita che era stata «sostenuta all’unanimità dal Parlamento» e da quel momento Zagabria considera «irreversibilmente compromessa» ogni velleità negoziale sul divisivo tema. Zagabria, ha scritto la Hina, ha proposto di riprendere negoziati a livello bilaterale sul tema per trovare «una soluzione mutualmente accettabile», trovando però porte sbarrate nella controparte slovena. —st.g.
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