IL COSTO DEI RITARDI

Il bilancio dei morti sulla strada costringe a riflettere solo quando assume i caratteri della catastrofe. Come è successo col disastro di Cessalto. Un luogo qualunque della Venezia-Trieste. È accaduto lì, ma poteva essere ovunque su quei cento chilometri. Il nuovo incubo del Nordest tutto strada. Siamo in estate: ai TIR delle merci si sommano i turisti delle spiagge. Il nastro d'asfalto pensato quarant'anni addietro trabocca di veicoli. Più che saturo è al collasso. E come potrebbe essere altrimenti?


Il passante di Mestre è quasi terminato, con orgoglio del Veneto che esibisce il risultato straordinario del commissario. Ma come ci si arriva ora al passante se una intera autostrada è al collasso? A questo nessuno ha pensato? Un altro commissario, sempre straordinario? Ma a Nordest è tutto straordinario? Di normale non resta più niente?


Quello dei trasporti è un settore studiatissimo, dove nulla accade che non possa essere previsto. Dagli incrementi agli incidenti. Dalla caduta del muro l'Europa ha prodotto una mole di studi e di proposte come in pochi altri settori. Qualcuno si è preso la briga di consultarli? Ad esempio, la sola crescita media del 3% prevista tra il 2000 e il 2010. Con pochi conti il risultato era chiaro. Esattamente quello che oggi vediamo. Con in più che siamo un ex territorio di confine riconvertito in ponte, tra est e ovest. Un collo di bottiglia continentale! A tutti noto. Il ritardo infrastrutturale ha prodotto il collasso. E tutti - gli utenti - ne pagano le conseguenze. L'unica cosa in attivo è il cash flow delle società autostradali.


Più veicoli più entrate. A prescindere da efficienza e sicurezza. E' così per tutte le autostrade a Nordest. Coi rispettivi consigli di amministrazione: un consigliere ogni dieci chilometri. Molti decisori per poche decisioni. Ma un bilancio sociale della congestione è mai stato fatto? Morti, feriti, milioni di ore perse in coda, per non parlare di carico inquinante. Quanto vale tutto ciò. Per i singoli e per le aziende? Nordest : miracolo delle imprese o l'incubo della mobilità?


L'unica parola da non pronunciare è la tragica fatalità. Con 40 mila TIR al giorno, 200 mila la settimana, 10 milioni all'anno, volete che non ci siano errori, distrazioni, guasti, stress in guidatori sottopagati che compiono 4-5 mila chilometri la settimana?


Comunque, ora che al collasso siamo giunti qualcosa va fatto. Ma cosa? Le uniche misure possibili nel breve medio sono quelle di regolazione: niente sorpassi tra TIR, controlli stringenti su veicoli e conducenti, contingentamento dei transiti (e gli altri dove li mettiamo?), tariffe agevolate di notte, una costosa autostrada viaggiante (chi la paga e quanto incide?) etc. Tutte misure comunque molto difficili da attuare, per ragioni di costo, di organizzazione e di normativa. Nell'attesa di una terza corsia Villesse-Venezia, che doveva già esserci e che invece non si sa quando verrà: per gli ottimisti tra cinque anni, per i realisti tra sette. Questi sono i numeri.


Con in più che la terza corsia, prima ancora di essere costruita, ha già fatto il suo morto. E' il nuovo tracciato ferroviario veloce in affiancamento, che in Veneto è stato allontanato in modo indefinito dall'autostrada. Ancora una volta una questione di imprevidenza previsionale allontana l'unica soluzione corretta nel lungo periodo. L'alternativa ferroviaria per le lunghe distanze europee delle merci. E' così che il pragmatismo di oggi appresta il boomerang di domani.


Con la rincorsa di localismi e di particolarismi non si fa molta strada nei mercati che si aprono, in Europa e nel mondo. La mobilità non è altro che il prodotto di questo mercato che distribuisce beni e opportunità, ma non bisogna fermarsi al cortile di casa. Per intenderci: alla raccolta del consenso per la via più facile. Se si vuole accompagnare la crescita di una comunità occorre alzare lo sguardo e indicare una direzione. In alternativa si passerà il tempo a disputare su emergenze e misure straordinarie, per confondere la realtà. I rifiuti a Napoli, le infrastrutture a Nordest.

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