Il fascino indimenticabile del viaggio controcorrente

Fra i tanti modi per esprimere il rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente, obiettivo principe del Coordinamento regionale del Commercio equo e solidale, ce n’è uno particolare ed efficace: il “Turismo lento”. Una modalità che consiste nell’affrontare qualunque viaggio (non necessariamente quelli verso mete lontane ed esotiche, perché le bellezze e le suggestioni si possono trovare anche a pochi passi da casa), entrando in confidenza con i luoghi, le persone e le loro storie, approfondendone la natura e la cultura. Per parlare di tutto questo il Coordinamento regionale, di cui è presidente Paolo Albanese, ha organizzato, come ultimo atto della terza Fiera del commercio equo e solidale, un appuntamento che ha visto salire sul palcoscenico del teatro dell’ex Opp il vignettista Tullio Altan, lo scrittore e “cicloviaggiatore” Emilio Rigatti e il giornalista e scrittore Paolo Rumiz. I tre furono protagonisti, nel 2001, di un viaggio straordinario che li portò a percorrere, in bicicletta, i 2 mila chilometri che separano Trieste da Istanbul.
Intervistati dal conduttore radiofonico Massimo Cirri, noto al pubblico soprattutto per la trasmissione “Caterpillar”, Altan, Rigatti e Rumiz, ai quali si è affiancata Paola Peretti, di “ViaggieMiraggi”, agenzia che si occupa di turismo sostenibile, hanno rivissuto le emozioni e i pensieri di quegli indimenticabili momenti assaporati lungo la “diagonale”, come l’ha definita Rumiz, percorsa pedalando da Trieste a Istanbul. Altan ha sottolineato «l’importanza di portare nelle sacche della bici il vestiario minimo indispensabile, perché anche questo è un modo sostenibile di affrontare un viaggio. Il nostro verso Istanbul ha cambiato la nostra vita, tale è stata la sua valenza».
Rigatti ha sottolineato l’utilità di «viaggiare controcorrente, scegliendo la direzione opposta a quella delle masse. Il turismo è una scoperta di luoghi e persone, di approfondimenti, spesso casuali e perciò affascinanti». Rumiz ha spiegato che «un viaggio come quello fatto da noi tre riduce le distanze perché, completando quel lungo percorso, si familiarizza con ogni metro di strada. Alla fine – ha sottolineato – l’Europa ci è sembrata più piccola. La lentezza del viaggio – ha continuato – è la cosa più bella, perché ti mette a contatto diretto con gli altri, con i luoghi che attraversi, con l’aria che respiri. Un viaggio – ha concluso – è come la vita, bisogna assaporarne ogni passo». —
U.S.
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