Il “no” agli appalti sottopagati: «Nei musei 4,20 euro all’ora»

“Buona Festa della Repubblica! Affondata nel lavoro povero”. Uno slogan che non lascia spazio all’immaginazione e che assume un significato ben preciso se si prende coscienza di una certa situazione. È quella che vivono sulla propria pelle i lavoratori dell’appalto dei musei comunali, che si trovano a svolgere numerose mansioni a 4,20 euro all’ora, un compenso al ribasso negli ultimi anni del 53,3%. Su questo si basa la protesta dell’associazione Tryeste, che ieri ha distribuito dei volantini per «denunciare tali condizioni lavorative». Affermano i rappresentanti del sodalizio: «Abbiamo deciso insieme di mobilitarci per denunciare la loro condizione e chiedere al Comune di intervenire urgentemente».
Dati alla mano: «Nei musei de Henriquez e di Storia Naturale (così come al Museo Orientale e alla Stazione Idrodinamica) - sostiene Tryeste - le persone che accolgono i visitatori, staccano i biglietti, rispondono alle domande relative alle esposizioni presenti e si occupano della sicurezza interna sono pagate attorno ai 4,20 €/ora. Negli ultimi anni, passando da un appalto all'altro, il salario degli operatori di questi musei è passato da 9 €/ora a 4,20 €/ora (-53,3%)».
La causa? «La logica degli appalti al massimo ribasso - spiegano - con i quali il Comune affida tale servizio ad aziende che tagliano sul costo del lavoro, inquadrando prevalentemente i lavoratori con contratti a chiamata - nonostante siano incardinati su turni rigidi - e con mansioni che, di fatto, non corrispondono a quelle effettivamente svolte».
Quello dei musei triestini non è un caso isolato: «I barellieri degli ospedali cittadini si sono visti decurtare lo stipendio del 50%. Per non parlare del mondo che si cela dietro l'entusiasmo su “Trieste città turistica”, dove in settori privati come la ristorazione e i bar è ampiamente diffuso il lavoro in nero e in grigio». È dunque nel giorno della Festa della Repubblica, “fondata sul Lavoro”, che Tryeste ha deciso di chiedere al Comune di intervenire. «Chiunque voglia uscire dal silenzio e rendere nota la propria condizione di sfruttamento, ci contatti - concludono -. La solidarietà è lo strumento più forte che abbiamo per cambiare le cose!». —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








