Il Porto ingloba la banchina De Franceschi Più spazi alla logistica per attrarre aziende

C’è chi ha parlato ieri di svolta epocale, di primo vero passo nel porto unico giuliano-isontino. Di inedito, però, c’è stato anche l’asse Lega-Pd che ha portato con larga maggioranza (17 sì su 22 presenti; astenuti Greco, Furfaro, Maccarini; contrari Pin e Morsolin) all’approvazione della variante localizzata al piano regolatore del porto. Cum laude di Cisint, stando alla quale i dem «hanno pensato alla città e non all’ideologia». Ma nello stesso tempo suscitando se non l’irritazione, almeno lo scarso entusiasmo degli alleati a sinistra, con Morsolin (La Sinistra) a bocciare «l’ottimismo della volontà di Delbello» per prediligere «il pessimismo della ragione», che rileva un progetto «molto impattante», in grado di mutare in via radicale la geografia di Portorosega, di cui nulla si sa a proposito dell’armonizzazione con la riconversione di A2A.
La variante localizzata, che entro il 31 dicembre dovrà essere adottata dal Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale, delinea il nuovo perimetro del Piano regolatore dello scalo cittadino (seguiranno Vas, osservazioni e adozione definitiva, con conclusione dell’iter in Regione a fine estate 2020), richiedendo l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali e consortili per il corretto azzonamento delle aree. Entrano a far parte del nuovo perimetro la banchina De Franceschi, attualmente in zona omogenea D1 e una porzione di area zonizzata come N1 dal Prgc vigente, e i siti interessati dalla realizzazione delle casse di colmata destinate a terminal multipurpose, cioè con più destinazioni, e ad area con funzioni ecologiche. Il perimetro è altresì rettificato dalla previsione di tombamento della darsena e dalla parziale demolizione di un tratto di banchina esistente. Una zona qui caratterizzata da una sorta di dente, dove l’escavo dovrebbe allinearsi parallelamente alla banchina. Escono invece dal nuovo ambito le aree su cui insiste la sede del Csem. La variante costituisce uno strumento per attuare rapidamente interventi decisivi (opere foranee) tesi a scongiurare il rischio stallo della filiera produttiva, come rimarcato dal Pd, disegnando nuovi spazi portuali. Ma per il grillino Pin «la logistica seppellirà la portualità». E per Furfaro più pragmaticamente sarebbe stato meglio avere «delucidazioni sui posti di lavoro compatibili con salute e ambiente».
Soddisfazione invece di Cisint: «Finalmente la città avrà una nuova pianificazione (l’ultima risale al’79, ndr), che rilancerà gli investimenti in una realtà portuale già di respiro nazionale». Obiettivi: costruire opportunità di crescita economica e occupazionale, in sinergia con il contermine scalo internazionale triestino, che ha caratteristiche complementari a Portorosega, nel rispetto del principio di sostenibilità ambientale. Il sindaco ha altresì ribadito il ruolo fondamentale dei Comuni nel Comitato di gestione dell’Autorità di Sistema, inspiegabilmente esclusa dalla governance con la riforma Del Rio. «Un errore» ammesso anche dal dem Delbello, cui si può rimediare sostenendo l’emendamento (con i propri referenti governativi) fermo a Roma che invece potrebbe sancire l’ingresso di Monfalcone nell’organismo: operazione di cui il Pd si farà parte attiva. Questo perché «la piattaforma logistica regionale alto adriatica orientale può diventare il nodo di congiunzione marittimo e ferroviario di un enorme percorso circolare dall’estremo e vicino oriente alla mitteleuropa e al nordeuropa, divenendo così la leva di un grande sviluppo», preconizzato dal centrosinistra, sebbene sul punto Nicoli (Fi)abbia avuto da ridire.
Cisint ha rimarcato infine che le risorse per la portualità – 4,5 milioni annui – oltre ai fondi regionali «arriveranno qui». Ma ai soldi vanno affiancate infrastrutture e nuovi insediamenti produttivi. –
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