Il premier Zaev ci ricasca: parla al telefono con la finta Greta

SKOPJE Un nuovo “incidente”, nel mirino un importante uomo politico, forse in passato rivelatosi fin troppo ingenuo, sicuramente scomodo per molti nazionalisti e per chi guarda ancora con occhio critico lo storico accordo sul nome con la vicina Grecia. È Zoran Zaev, primo ministro macedone in carica ancora solo fino a inizio gennaio, dopo l’annuncio di elezioni anticipate in programma ad aprile. Zaev, che correrà al voto contro il Vrmo-Dpmne guidato oggi da Hristijan Mickoski e che è stato oggetto di un nuovo, strano incidente, architettato con alta probabilità per screditarne l’immagine.
Si è trattato, ha specificato la stampa di Skopje, di un vero e proprio «attacco ibrido», perpetrato da ignoti, che si sono spacciati nientemeno che per Greta Thunberg, la giovane ambientalista che si batte per azioni concrete contro il cambiamento climatico, e per il padre dell’adolescente svedese. Si è trattato di un’incursione «sofisticata», ha spiegato Marjan Zabrcanec, consigliere speciale del primo ministro macedone.
Da quanto è emerso dai pochi dettagli trapelati, i due finti Thunberg hanno utilizzato indirizzi email e numeri telefonici che potevano effettivamente essere collegati alla giovane attivista e al padre e si sono messi in contatto con una rappresentanza diplomatica macedone all’estero, chiedendo che fosse organizzata una conversazione telefonica tra due futuri «papabili premi Nobel», uno per la difesa dell’ambiente, l’altro per una politica di costruzione della pace tra Macedonia del Nord e Grecia. Approcci che hanno dato risultati, dato che ci sarebbe effettivamente stata una conversazione al telefono tra il vero Zaev e la finta Greta, durante la quale il premier avrebbe tuttavia percepito che c’era qualcosa di sospetto, senza tuttavia troncare la telefonata.
Non è al momento chiaro se la conversazione sia stata registrata dagli ignoti “prankster” (letteralmente, burlone, ma il termine è usato per chi fa scherzi, anche pesanti e poi generalmente li rende pubblici dopo averli filmati o registrati) e se sia immaginabile pensare che sarà pubblicata, ma non è escluso. Appare però certo che potrebbe esserci qualcosa di grosso dietro il caso “Zaev-Thunberg”. L’ultima offensiva, infatti, sarebbe stata «addirittura più sofisticata di quella sferrata dai prankster russi», ha detto il governo macedone. Si tratta, in questo caso, di un riferimento a un altro recente scandalo internazionale.
Protagonisti, in quell’occasione, due imitatori russi, Vladimir “Vovan” Kuznetsov e Alexei Stolyarov, detto “Lexus”, che avevano ingannato in due occasioni il premier macedone. Vovan e Lexus si erano finti l’ex presidente ucraino Poroshenko e poi il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, parlando a lungo al telefono con Zaev. E “convincendo” il premier macedone a esporsi pubblicamente in pesanti dichiarazioni contro la Russia. In una telefonata, Zaev era addirittura sembrato ammettere di aver passato una bustarella da 150 mila euro al patriarca ortodosso Bartolomeo. In quel frangente, Zaev aveva fatto mea culpa. —
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