Il procuratore capo: «Gli indagati sono 19»

TRIESTE. Spese pazze dei consiglieri regionali. Si allunga la lista degli indagati per peculato e truffa: «Sono 19 le persone iscritte nel registro della procura. Si tratta di consiglieri ma anche di capigruppo», afferma il procuratore capo Michele Dalla Costa.
I nomi degli ultimi quattro indagati sono stati iscritti ieri mattina dal pm Federico Frezza, il magistrato titolare del fascicolo sulle spese di rappresentanza “allegre” della Regione, rimborsate a piè di lista dopo la consegna degli scontrini. Per tutta la mattina Frezza è stato al lavoro, “blindato” nel suo ufficio al secondo piano del palazzo di giustizia, a quanto si è saputo per preparare gli ultimi capi di imputazione a carico dei consiglieri regionali che hanno usato i fondi pubblici in maniera ritenuta illegittima.
I nomi degli indagati continuano a non trapelare: nemmeno i diretti interessati, quelli che pure potrebbero immaginare di essere finiti nei guai viste le indiscrezioni emerse sugli scontrini più curiosi, sono ufficialmente a conoscenza dell’accusa di peculato. Emergono invece alcuni fatti-reato: i primi episodi ritenuti penalmente rilevanti. In particolare si tratta degli acquisti effettuati nell’armeria “Del Degan Giuseppe” di Villa Santina: tre scontrini sequestrati da 148, 1.400 e oltre 200 euro testimoniano gli acquisti fatti da un consigliere che poi ha chiesto e ottenuto il rimborso dal proprio capogruppo. Altri fatti-reato sono quelli relativi agli acquisti dei treni di gomme per le automobili private e anche quelli relativi all’effettuazione dei tagliandi di manutenzione alle automobili stesse dei consiglieri. Anche questi scontrini già attribuiti, secondo la procura, dimostrano e configurano il reato peculato. In effetti è difficile sostenere che gomme da neve e tagliando (cambio olio del motore e sostituzione delle guarnizioni) siano spese di rappresentanza, tanto più che gli indagati godono del rimborso forfettario delle spese di viaggio dalla propria residenza al capoluogo. Infine si scopre che è indagato, tra gli altri, anche il consigliere “gastronomo” diventato famoso in questi giorni per aver organizzato una pantagruelica cena per la scorsa vigilia di Natale a base di pesce pregiato nella sua abitazione. Gli investigatori della Finanza sono risaliti al suo nome dopo aver effettuato una verifica nella pescheria dove aveva comperato (con denaro pubblico poi rimborsato) branzini, aragoste, ostriche e capesante. Anche in questo caso è arduo dimostrare che la cena della vigilia di Natale (a casa) sia stato un evento di rappresentanza.
«Se una di queste persone pensa di essere finita sotto indagine perché ricorda gli episodi può rivolgersi alla procura per informarsi direttamente sulle contestazioni e valutare l’opportunità di presentarsi al magistrato», chiosa il procuratore capo Dalla Costa. Come dire, fatevi avanti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








