Il ritorno delle Seime più forte del meteo: «Un falò di 10 metri sognando il futuro»
Giovedì alle 18 l’accensione alle pendici di Vermegliano. Padovan e Valente: «Tanto lavoro ma la gente ci aspetta»

Non temono la pioggia e cercano di esorcizzare un clima umido e caldo, decisamente non invernale, che rischia di far impennare le polveri sottili. Perché dopo due anni di stop forzato, a Ronchi dei Legionari e nella Bisiacaria, tornano le Seime, o, meglio, la Seima che, domani, alle 18, verrà accesa sulle pendici carsiche sopra il rione di Vermegliano, in località “Prati del Vecchio”.
Occhi rivolti all’insù. Per capire quella che sarà la direzione del fumo e, con essa, l’andamento del nuovo anno. A curare questa tradizione sarà, ancora una volta e per il trentatreesimo anno, il circolo ricreativo della Protezione civile, in collaborazione con l’amministrazione comunale.
E proprio ieri una decina di volontari, guidati dal presidente, Claudio Padovan e dal segretario, Sergio Valente, hanno iniziato di buon mattino a predisporre l’ossatura di quella struttura alla quale, domani, verrà appiccato il fuoco e che darà modo, interpretando la direzione del fumo, di capire come saranno i mesi del nuovo anno.
«È un nostro compito anche quello di valorizzare le tradizioni – spiegano Padovan e Valente – quelle che sono il patrimonio della nostra realtà e che il circolo ha a cuore. Abbiamo iniziato oggi (iri, ndr) a causa delle condizioni avverse del tempo e ciò per evitare che pallet, ramaglie e tutto quello che viene utilizzato per la costruzione della Seima, siano inzuppate dalla pioggia.
Sono state usate decine e decine di bancali rotti e inutilizzabili, che abbiamo ritirato da alcune aziende e dal deposito del banco alimentare di Pasian di Prato, ma abbiamo anche ricevuto la collaborazione dei Vivai Petrini che ci hanno fornito gli scarti delle potature degli alberi.
Alla fine avremo una catasta alta 10 metri e sulla cui sommità, come sempre avviene, verrà issato il simulacro della befana.
Lavoriamo sodo ma la stanchezza di fine giornata non ci pesa, pensando sempre alle migliaia di persone che attendono questa tradizione e affollano il luogo in cui essa si ripete. Perché le Seime, come la festa di Santo Stefano, sono tradizioni alle quali non si rinuncia».
Già dalle 17 ci sarà musica e fornitissimi chioschi enogastronomici. E tutto il ricavato delle offerte verrà utilizzato per l’acquisto di attrezzature destinate alla Protezione civile.
Ci si accederà, come ogni anno, da piazza Santo Stefano, lungo salita Ugo Polonio e, poi, attraverso la serpentina in monte come ogni anno illuminata da centinaia di piccole lampadine.
Un percorso di dieci minuti che renderà ancor più suggestiva l’attesa di una serata magica. Altrimenti si può lasciare l’auto negli ampi parcheggi sul Carso, nella zona dell’ex poligono militare di Monte Sopra Selz e con una breve passeggiata in piano raggiungere la Seima.
Una raccomandazione da parte degli organizzatori. si consigliano abiti caldi e calzature comode. La Protezione civile guidata dal coordinatore, Michele Micheluzzi, vigilerà sul faló con tre squadre antincendio fino al suo completo spegnimento nella notte.
Non mancheranno, come detto, fornitissimi chioschi enogastronomici, mentre l’alta catasta di legna sarà accesa dal sindaco, Mauro Benvenuto.
«Sono tradizioni importanti – dice il primo cittadino – che vogliono dire senso di comunità e di appartenenza. A Ronchi dei Legionari non possiamo che andare fieri di tutto questo e, ancora una volta, grazie alle nostre tante associazioni». E attraverso la direzione dei fumi, proprio come facevano nel passato, sarà possibile trarre gli auspici per il futuro, attraverso l’ormai ben conosciuto detto “Vers levante, recolta bondante, se sufia burin, poc pan e poc vin”. Anche se c’è chi si ostina a dire che, usando sempre il dialetto bisiaco, comunque andrà la direzione dei fumi “el sior resterà sior ed el poret sempre poret”.
Insomma una delle tradizioni che resistono, come quelle che sono state raccolte negli anni passati da Marina Dorsi in un agile e prezioso volumetto che riassume gli atti del congresso della Filologica Friulana.
Una tradizione che dura e piace alla gente, desiderosa di condividere un rito e lasciarsi alle spalle un periodo di feste e di riflessione che ormai sta per finire. La speranza di tutti è che i fumi davvero abbiano ragione e che non tradiscano quelle che sono le aspettative della gente, il lavoro e la salute, ma anche la pace e la serenità.
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