«Il segreto è usare cibi del territorio»

«Il premio Nobel Gunter Grass diceva che il mondo non terminerà con la bomba atomica, ma con i topi». Il mago delle trappole per ratti l'aveva intuito: bisogna debellarlo, il sorcio. E allora dal 1975 ha messo in piedi un’azienda proprio per annientarlo. Partita dal piccolo paese di Carbonera in provincia di Treviso la formula di Massimo Donadon, per gli amici “el sorzòn”, è ora richiesta ovunque, dalla Cina all'Australia. La sua ditta Mayer Braun Deutschland, nata nel 1974 - un fatturato che sfiora i 150 milioni di euro e conta 17.500 punti vendita nel mondo -, si rifà a un concetto semplice: inserire nelle esche lo stesso cibo di cui si nutrono gli umani. Partendo da questa intuzione, Donadon elabora esche di tutti i tipi in base al nutrimento più usato nel Paese o nell'area in cui il problema ratti non si riesce a eliminare. E per Trieste propone un’esca speciale al girasole.
Da dove parte la sua idea?
Il topo è molto intelligente, prende l’olfatto nel ventre della madre. Quindi quando nasce, sa quale esca mangiare, perché deve avere i sapori che gli ha trasmesso la madre. Il topo fa presto a invadere la città, ogni 21 giorni procrea e dopo 42 i figli stessi possono procreare, perciò se non viene eseguita la derattizzazione, non c'è nulla da fare. È veicolo d'infezioni, porta 130 malattie, avendo una pelle molto grassa, trasmette da un posto all'altro le malattie, per il colera ad esempio è stato il topo la causa in tutto il mondo.
Qual è l'esca giusta?
In Germania realizziamo le esche composte per il 40% da grasso di maiale, perché i tedeschi mangiano molti grassi. In America abbiamo derattizzato New York con margherine vegetali, perché gli americani conoscono meno l'olio e più il burro. In Cile, dove abbiamo un ufficio per l’America Latina, con il 30% di farina di pesce, perché il Paese è lungo 5400 chilometri e l'alimentazione è all'85% a base di pesce. A Milano l’esca l'abbiamo fatta con la farina di panettone. La prima cosa dunque è studiare l'alimentazione del Paese, poi in certi casi bisogna conoscere la storia del luogo. Le ditte normali prendono le esche che costano meno. Ma se non hanno sapore, non servono a nulla: i topi non le guardano nemmeno.
E a Trieste che cosa metterebbe nelle esche?
Bisognerebbe studiare il territorio, ma probabilmente ,etterei un’esca con il 50% di girasole, perché è un’esca appetibilissima in questo momento in Europa, assieme ad altri ingredienti.
Quali altri accorgimenti bisognerebbe avere?
Bisogna pulire le mangiatoie dove vengono messe le esche. E, ovviamente, bisogna anche monitorarle. Ricordiamo che in un anno una coppia di topi può arrivare a “sfornarne” 1500. Comunque se il Comune ha bisogno di noi, possiamo fare anche un esperimento...
A Roma ha fatto le esche alla vaccinara, guanciale e molto grasso di maiale?
Sì, abbiamo agito in una zona in cui abbiamo distrutto tutti i topi.
Ma è vero che avete lavorato anche per Gheddafi?
Sì, per tre anni abbiamo fornito alla Libia esche alla farina di dattero. In Cina invece con il riso fioccato, tipo pop-corn.
(b.m.)
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