Il sistema “diffuso” ancora in proroga Attesa la negoziazione
Mentre quattro soggetti si “contendono” il centro di prima accoglienza di Casa Malala, nessuno si fa avanti per la gestione dell’accoglienza diffusa in città. A giorni dovrebbe prendere il via la trattativa che vede la Prefettura di Trieste da un lato e, dall’altro, gli attuali gestori del servizio: il Consorzio italiano di solidarietà (Ics) e la Caritas diocesana, che al momento stanno amministrando il settore in regime di proroga. Si tratta di mille posti in totale - numero rimasto invariato rispetto al passato - da suddividersi in appartamenti (500 posti in tutto) e piccole strutture d’accoglienza, dalla capienza massima di 50 persone ciascuna (altri 500 posti).
In discussione sono i termini del servizio: si deve trovare la quadra su alcuni aspetti economici. I 21,35 euro previsti per la gestione quotidiana di ogni richiedente asilo sono infatti notoriamente stati giudicati insufficienti non solo da Ics e Caritas ma anche da eventuali soggetti terzi (i nuovi costi sono un effetto della legge Sicurezza voluta da Matteo Salvini). Per questo motivo dall’inizio dell’estate a oggi sono falliti tutti i tentativi di appaltare il servizio: nessuno si è presentato. Adesso si procede dunque con la negoziazione, annunciata dal viceprefetto Rinaldo Argentieri poco prima di Ferragosto. Al momento non è ancora stata avviata ma lo sarà a breve: come sottolineato da Argentieri negli scorsi giorni, esistono dei tempi tecnici necessari all’analisi preliminare della situazione. «Non ci sono ancora novità - conferma il presidente dell’Ics Gianfranco Schiavone -. È possibile che si vada alla prossima settimana». Da ciò dipenderà la sorte di diversi posti di lavoro. Gli esuberi annunciati da Ics nelle scorse settimane sono 82. —
Li.Go.
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