Il taglio dei costi per i migranti mette in pericolo l’accoglienza in Fvg

Le associazioni in rivolta contro i nuovi bandi ministeriali. Molte potrebbero rinunciare. A rischio 500 posti di lavoro in regione
Immigrati ospiti di un centro accoglienza che fa capo alla parrocchia di Tavarnuzze, Firenze, 7 settembre 2015. La diocesi di Firenze si è già messa da tempo a disposizione per l'accoglienza dei profughi e ha fatto offerte di immobili di proprietà dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero. E anche le parrocchie si sono già mosse segnalando alcuni locali idonei all'accoglienza (alcuni di questi sono già occupati). Complessivamente il volontariato cattolico (tramite la Caritas, le Misericordie ed altre associazioni e cooperative) si sta attualmente occupando, solo nel territorio della diocesi di Firenze, di quasi un migliaio di persone. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI.
Immigrati ospiti di un centro accoglienza che fa capo alla parrocchia di Tavarnuzze, Firenze, 7 settembre 2015. La diocesi di Firenze si è già messa da tempo a disposizione per l'accoglienza dei profughi e ha fatto offerte di immobili di proprietà dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero. E anche le parrocchie si sono già mosse segnalando alcuni locali idonei all'accoglienza (alcuni di questi sono già occupati). Complessivamente il volontariato cattolico (tramite la Caritas, le Misericordie ed altre associazioni e cooperative) si sta attualmente occupando, solo nel territorio della diocesi di Firenze, di quasi un migliaio di persone. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI.

TRIESTE Arriva al dunque la guerra del governo all’accoglienza diffusa dei richiedenti asilo. Nei prossimi mesi il sistema potrebbe essere spazzato via dal decreto Sicurezza, i cui criteri sono ritenuti insostenibili dalle realtà che si occupano dell’ospitalità dei profughi e che hanno deciso di impugnare davanti al Tar le nuove gare d’appalto delle Prefetture. La conseguenza è che all’inizio dell’estate, proprio nella prevedibile fase di aumento dei flussi della rotta balcanica, la gestione oggi attuata all’interno di appartamenti potrebbe saltare e lasciare il posto a quella in strutture più grandi, che tuttavia non si sa ancora dove potranno essere collocate.

Tutto comincia dal drastico abbassamento dei costi di gestione, che il governo ha portato da 35 a 21,35 euro al giorno per migrante. Una cifra ritenuta insufficiente da realtà come Caritas e Ics, che lamentano inoltre la cancellazione di corsi di italiano, formazione professionale e assistenza psicologica, cui si aggiunge l’abbassamento del rapporto numerico tra migranti e operatori: oggi un singolo dipendente segue dieci persone, che diventano cinquanta nei nuovi bandi. Con una media di cinque migranti per abitazione, un solo operatore dovrebbe suddividersi tra una decina di appartamenti. Peggio va per i servizi di mediazione linguistica e culturale, limitati a dieci ore a settimana per 50 persone, che diventano 1,7 minuti al giorno a persona per affiancare i richiedenti in colloqui legali e sanitari, oltre che nella gestione di situazioni di crisi. E nella sola Trieste sono duecento i migranti che necessitano di supporto psicologico, dopo le esperienze traumatiche vissute.

L’accoglienza diventa insostenibile all’interno di strutture di piccola scala. I 21 euro al giorno (al cui interno figura anche il pocket money da 2,5 euro) serviranno a coprire le spese per affitto, utenze, cibo, operatori, sanità e amministrazione. Il capitolato precisa che affitto e utenze dovranno costare meno di 4 euro al giorno a persona, ma l’Istat rileva uscite per 12 euro al giorno pro capite. Per il presidente di Ics Gianfranco Schiavone, «i costi di mercato non consentono di affittare case a questo prezzo, tanto più nelle città: il nuovo schema di capitolato devasta il sistema». I profughi non potranno poi più farsi la spesa da sé (il cibo dovrà essere portato dagli operatori), non avranno diritto alla tessera dell’autobus, dovranno utilizzare obbligatoriamente piatti, posate e perfino lenzuola usa e getta.

Le associazioni hanno già cominciato a muoversi. Caritas, Ics, Oikos e Centro Balducci hanno promosso il ricorso al Tar, vedendoselo però respingere. Lo stesso faranno ora a Trieste, ma l’esito sarà probabilmente lo stesso e già altrove in Italia è stata bocciata la tesi che le gare violino le direttive europee sull’accoglienza e impongano costi inattuabili. A Gorizia la cooperativa il Mosaico ha invece partecipato al bando per gestire i centri “Nazareno” e “San Giuseppe”. Il presidente Francesco Isoldi ritiene che «dovremmo farcela nonostante i tagli, che ci costringeranno però a ridimensionare al minimo i servizi e tagliare il personale». Le perdite occupazionali potranno essere allora gravose, con oltre cinquecento operatori coinvolti in tutto il Fvg, cui si aggiunge l’indotto dei docenti dei centri di formazione o di erogatori di servizi come lavanderie e negozi.

La grande incognita è però quella della sicurezza. Le associazioni potrebbero decidere di non partecipare ai bandi e c’è da capire quali soggetti subentrerebbero a quel punto. Dove sarebbero ospitati poi i 1.150 richiedenti che oggi dormono nei 140 appartamenti sparsi nella sola Trieste? Nel capoluogo regionale Caritas e Ics stanno operando in proroga dopo la scadenza del precedente bando a fine anno, il cui capitolato prevedeva un finanziamento da quasi 13 milioni. Se dovessero decidere di non partecipare alla gara, l’accoglienza diffusa potrebbe lasciare il posto all’impiego di grandi strutture, che tuttavia vanno ancora individuate e che produrrebbero una forte concentrazione con i connessi maggiori rischi per la sicurezza.

Il prefetto di Trieste Valerio Valenti annuncia che «il bando uscirà entro una settimana, applicando le disposizioni del governo. La gestione a 21 euro in appartamento è effettivamente difficile rispetto a quella in strutture più grandi, ma questa cifra e il capitolato sono ritenuti congrui dal ministero». La Prefettura non si sta muovendo per individuare strutture alternative di grandi dimensioni: «Verificheremo passo passo quanto accadrà», dice Valenti, secondo cui «la conclusione della gara avverrà a giugno ed è prematuro parlarne. La prima strada da percorrere è comunque l’alleggerimento dei numeri attuali». Per Schiavone, «l’assistenza si svuoterà radicalmente di qualità e mancherà di un approccio umanitario, ma i 21 euro rendono quasi impossibile avere un margine anche a quelle realtà che operano per mero profitto. Gli unici soggetti che potrebbero farsi avanti sono realtà senza scrupoli e vicine alla criminalità». —


 

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